Musei, cinema, arte: una domanda a Nordest

novembre 25, 2012

VENEZIA – La domanda di cultura è in costante aumento. Musei, cinema, eventi d’arte, teatri: la gente li frequenta e li richiede. Nonostante la crisi, le cinghie tirate e le forbici dello Stato. E a Nordest più che nel resto del Paese. E’ questo il dato, apparentemente sorprendente, che Federculture ha presentato al Salone europeo della cultura che chiude oggi, dopo una tre-giorni di lavori, al Terminal di San Basilio a Venezia.Nelle regioni nordestine, il Veneto primeggia per maggior incremento a teatro (+10,2%), le visite ai monumenti e siti d’arte (+7,5%) e i concerti di musica classica (+6,7%). Va bene anche il cinema con un +7,2%. Solo a musei e mostre è andata un po’ meno gente, -1,4%. Unico dato negativo, assieme a quello del Friuli Venezia Giulia, dove invece si è tagliato su discoteche (-6,4%) e concerti (-9,3% addirittura per la classica).
Quanto sono importanti questi dati, pensando al fatto che per il 2019 tutto il Nordest vuole essere Capitale europea della cultura? Secondo il presidente del Comitato, Innocenzo Cipolletta, «ai fini della candidatura sono importanti, certo, ma non possiamo poggiarci sull’esistente.  Inoltre, la bellezza dei luoghi e il patrimonio di storia ed arte non sono un punto distintivo del Nordest. Dobbiamo puntare su altro».
Cosa sia questo ‘di più’, ne hanno discusso ieri, al Meeting delle culture delle Venezie, di fronte ad una sala affollatissima, dieci testimoni di altrettante imprese di eccellenza. Come Rosa Scapin di Operafestival o Ruggero Frezza dell’M31 o, ancora la trentina Arte Sella di Giacomo Bianchi. E poi Sandro Boscaini (Masi Agricola), Ruggero Frezza (M31). Tutti hanno descritto un territorio – per dirla con Filiberto Zovico, direttore del Salone e di Nordesteuropa – che «ha bisogno di rilanciarsi costruendo una metropoli competitiva».
Le basi, per tornare al rapporto di Federculture, ci sono tutte. Nella classifica dei musei statati, i friulani risultano quarti come regione per numero di visitatori e quelli veneti sono sesti, registrando 981 mila persone e quasi 2,6 milioni di introiti lordi. Tra i dieci musei più visitati in Italia, tre sono veneti, di cui uno primo, il Palazzo Ducale di Venezia con oltre 1,4 milioni di ingressi. I Musei Civici Eremitani di Padova figurano all’ottava posizione e alla nona un altro veneziano, il Correr di Piazza San Marco. Inoltre, tra le dieci mostre più visitate d’Italia, la seconda è la Biennale d’arte, quasi tre mila persone al giorno, sfiorando le 440 mila in totale.
Anche i turisti stranieri non si sono fatti attendere. A Nordest sono arrivati in 30,5 milioni. Il 3,5% in più dell’anno precedente. Dai loro portafogli hanno tirato fuori qualcosa come 8,3 milioni di euro, cioè un +1,2%.
Con queste fondamenta, come faranno dunque le Venezie a proporsi come capitale? «Innanzitutto, valorizzando il rapporto tra economia e cultura che caratterizza questo territorio – ha precisato Innocenzo Cipolletta – Quindi ci chiediamo: come si può investire in cultura in modo da produrre crescita economica?». Una sfida, pensando alla crisi che morde il Paese. I tagli statali al settore, con la legge di stabilità, si contano in 103 milioni di euro – è l’allarme sempre del presidente di Federculture, Roberto Grossi – mentre i trasferimenti a Regioni e Comuni segnano un crollo di 4,5 miliardi. «C’è bisogno di un grande senso di responsabilità – è la risposta di Cipolletta – Tutti abbiamo l’obbligo di utilizzare al meglio i finanziamenti che ci arrivano e il governo dovrebbe lasciare spazio ai singoli enti di decidere dove e come tagliare». E per il 2019? «Non chiediamo finanziamenti allo Stato. E lanciamo invece la proposta di fare del 2019 l’anno italiano della cultura e di dotarsi di un piano di detrazioni fiscali rivolto alle imprese che investono in cultura».
Il 5 dicembre uscirà il bando ufficiale di concorso per l’Italia. Come si presenteranno le Venezie? Il presidente del Comitato ha anticipato alcune idee-chiave: «Da un lato progetti durevoli e trasferibili, non effimeri. E dall’altro, un grande investimento in tecnologia e ricerca scientifica».

Corriere del Veneto

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