L’arte trova casa all’officina delle Zattere

novembre 28, 2012

VENEZIA – Proprio di fronte allo Squero di San Trovaso, lungo Fondamenta Nani, c’è un piccolo sotoportego che immette in un cortile. L’edificio bianco, con grandi finestroni industriali, svela un anfratto insolito di Venezia. Benvenuti all’Officina delle Zattere. Qui un tempo lavoravano i ragazzi orfani dell’Istituto Don Orione, che tutti infatti conoscono come Artigianelli. I tavoli con i torni  stavano nelle sale che fra pochi giorni ospiteranno un’installazione dedicata a John Cage e alla sua musica visionaria. Perché questo è l’ultimo tassello, in ordine di tempo, del cosiddetto Chilometro dell’arte, che dai Giardini della Biennale corre lungo il Canale della Giudecca e, via Monsieur Pinault, arriva alle Gallerie dell’Accademia.E’ su questo percorso che apre i battenti la nuova Officina delle Zattere. Qualcosa come 600 metri quadri coperti (e un centinaio scoperti), cablati ed attrezzati, tutti dedicati all’arte contemporanea. Dalle officine di fine ‘800, si entra in un edificio su due piani costruito negli anni ’50 del secolo scorso, collegati da una scala avvolta da mosaico.
Occasione per visitare l’Officina sarà venerdì 30 novembre, dalle 17.30. Vi si inaugurano ben quattro progetti espositivi. Quella su Cage, 100 anni. Silenzio!, viene da Lisbona e prima era stata a New York. Una serie di installazioni con video, libri, musiche (in alcuni casi inediti) occuperà tre sale, sotto le cure di Emanuel Pimenta, figlio spirituale di Cage, per celebrare il cinquantennio dall’esordio dirompente di Fluxus.
Massimo Donà, filosofo e musicista, sarà live con Veronica Croce e Raffaella Toffolo: batteria, sax e tromba, per accompagnare un set fotografico che coinvolgerà il pubblico in ritratti con autoscatto. Una stanza dopo si potrà ascoltare il reading di Giorgio Faletti, impegnato con il suo ultimo romanzo Da quando ora e alla sua «ridipintura del pentagramma», dove far dialogare musica, pittura e letteratura.
Infine, Giorgio Merigo, scenografo teatrale di formazione ed hacker per vocazione: «Non è ancora famoso come gli altri, ma è un artista straordinariamente promettente. Questo è uno dei nostri impegni: fare spazio ad emergenti talentuosi», sottolinea l’art-director. Sinestetiche visioni, si chiama l’installazione di sound digital art.
Saranno insomma questi quattro artisti ad aprire gli spazi sorprendenti dell’Officina delle Zattere, collegati da un patio all’Istituto don Orione, che li ha affittati per 12 anni ad un gruppo di professionisti. Loro hanno creato una società ad hoc, la Arte Venezia Eventi. Chi sono? Li guida Luisa Flora, esperienza in produzione eventi, assieme a Germano Donato e Fulvio Caputo (che ha curato i restauri). Con loro un direttore artistico, Mauro Agostinelli (già al centro armeno di Ca’ Zenobio), che ha definito il progetto culturale. E infine l’artista Svetlana Ostapovici e una critica d’arte, Roberta Semeraro. Un team che già pensa a medio e lungo termine, attorno ad alcune linee-chiave, a cominciare dall’idea di progetti espositivi molteplici e l’ingresso gratuito.
L’audiovisivo sarà trainante, complice la direzione di Agostinelli, uno dei più importanti documentaristi d’arte, che sulle immagini in movimento ha costruito una carriera. «Qui porterò il mio archivio, che è davvero grande. E pure il Fondo Gisèle Bretau, che ci ha concesso il Centro Pompidou di Parigi. Sarà tutto consultabile per ricercatori e studenti». Un altro filone di lavoro riguarderà le «forme d’arte con linguaggi di artigianato di alto livello e materiali inusuali», dice Agostinelli.
E per la propria sostenibilità, l’Officina, guarda ad Oriente: «Abbiamo già l’interesse di due padiglioni nazionali per la prossima Biennale d’arte. E un’attenzione particolare al mercato culturale e d’arte cinese», sottolinea Luisa Flora. La sfida è aperta.

Corriere del Veneto

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