culture, società

Saoneri, muschieri ed alchimisti: profumo di Venezia

VENEZIA – E’ stato dietro i portoni degli artigiani saoneri e dalle mani degli alchimisti di bottega che uscì quella miscela speciale che avrebbe conquistato le corti d’Europa. I profumi dei muschieri della Serenissima univano le meraviglie oleose dell’Oriente con materie alcoliche ed essenze odorose.Segreti dapprima tramandati e poi stampati, il primo volume nel 1525. Da lì, l’arte della profumeria si sarebbe diffusa in tutta Europa.
Oggi, Venezia riprende il filo di quella storia antica e dedica un’intera ala del piano nobile di Palazzo Mocenigo proprio al profumo. Il progetto, che si inaugurerà a metà del prossimo anno, sarà il primo percorso espositivo permanente dedicato a quest’arte che tanto ha segnato la nostra storia sociale. L’operazione è stata possibile grazie ad un accordo, sottoscritto una settimana fa, tra la Fondazione Musei Civici e la Mavive, l’ex-società Vidal. L’impresa investirà complessivamente, tra donazioni, sponsorizzazioni e costi indiretti, circa 500 mila euro in sei anni. Palazzo Mocenigo, attuale museo del tessuto e del costume, vivrà un vero e proprio restyling e un’operazione di rilancio.
Il progetto prevede una serie di percorsi. Uno dedicato alla storia del profumo «e uno sensoriale – ha spiegato Massimo Vidal, il presidente della Mavive – che dia la possibilità di testare tutte le possibilità olfattive». Un modo, insomma, per riprendere i saperi antichi della Serenissima, quelli tramandati in manuali come il Secreti nobilissimi dell’arte profumatoria, che la società ha ristampato in un elegante cofanetto. Datato 1555, lo firmava Giovanventura Rosetti.
D’altra parte, pochi sanno – come racconta Marco, l’altro fratello che dirige la sezione profumeria – «la cannella di Ceylon, lo zibetto, il benzoino, il mirto, la melissa, la rosa mosqueta, gli agrumi, insieme a moltissime altre essenze presenti in quel ricettario, vengono da noi ancora oggi usati per cosmetici e profumi».
Sarà dunque una sorpresa attraversare i corridoi e le stanze del Mocenigo, dove «l’atmosfera settecentesca sarà ancora più risaltata», ha sottolineato il Presidente della Fondazione, Walter Hartsarich. E ci troveranno posto anche le centinaia di flaconi antichi e preziosi che la casa essenziera Drom metterà a disposizione del Museo. Inoltre, la biblioteca del Palazzo si arricchirà di una sezione specifica e là si terranno anche seminari settimanali attorno ad una sorta di banco olfattivo, il cosiddetto organo.
Si dice soddisfatto, Hartsarich: «La Fondazione continua ad investire, nonostante i tempi di crisi. E lo fa in partnership non con un’impresa qualsiasi, ma con una grande azienda veneziana». Ed importante lo è davvero la storia della famiglia Vidal, che con questa operazione festeggia i 112 anni nel settore e i 25 della Mavive, l’attuale società, da quando cioè ha riconquistato il mitico brand Pino Silvestre.
La Vidal, infatti, era stata ceduta nel 1982 alla Henkel. Ma sei anni dopo, la famiglia è riuscita a riprendere l’attività. Quarta generazione, l’attuale. Il decano era stato Angelo. Lui aveva aperto un piccolo laboratorio a San Stae, acquisendo nel tempo prima la saponeria Salviati e poi la fabbrica di profumi Longega. Fu un successo. Nel 1974 l’azienda era una delle più importanti al mondo. Oggi, dalla sede di Dese ,lavora sul mercato globale, sempre guardando all’Europa e all’Oriente. La storia si ripete. Uno dei marchi che controlla la Maveve è il 4711, che altro non è se non l’Acqua di Colonia. Un profumo nato nella città tedesca, appunto, ma da mani veneziane. Si chiamavano Farina, Giovanni Maria e Giovanni Battista. Era il 1709.

Corriere del Veneto

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