Dove c’era l’orto botanico

gennaio 4, 2013

Riprenderanno a breve i lavori nell’ex-orto botanico di San Giobbe. Forse già da marzo il cantiere sarà a pieno ritmo. I lavori di bonifica del terreno, infatti, sono stati ultimati da molti mesi. Lavori complessi, per eliminare la traccia di scorie e di metalli presenti. Poi tutto si era fermato. Erano fioccate le proteste e salita la preoccupazione che l’area rimanesse abbandonata. In realtà, i lavori di bonifica erano terminati a fine gennaio, ma bisognava dar tempo ai sopralluoghi dei tecnici e avere il nulla osta. Ora la “San Giobbe Srl”, proprietaria dell’area, si dice pronta a far partire i lavori. E che sia tutto regolare viene confermato anche dagli uffici della Provincia. Ritardi ci sono stati, dicono, perché bisognava avere l’intera documentazione. Dunque solo motivi tecnici.
A questo punto si dice «molto soddisfatto» il titolare della società, Giuseppe Malaspina. Geometra milanese, con interessi immobiliari soprattutto nel capoluogo lombardo, a Venezia è proprietario di Ca’ Sagredo, l’hotel di lusso che dà sul Canal Grande a Santa Sofia.
L’investimento a San Giobbe si era concluso già nel 2007, quando Malaspina comprò l’ex-complesso dall’Enel, che stava dismettendo il proprio patrimonio. Si tratta di una zona ricca di storia e «al centro di un grande progetto di sviluppo – come sottolinea Ezio Micelli, l’assessore comunale all’urbanistica – Una zona dove già c’è un polo universitario e vedrà in futuro la nuova casa dello studente da poco approvata, oltre ad un nuovo Ponte. Quello che sembrava un vulnus nel tessuto urbano, ora rappresenta un grande potenziale per la città».
L’area da Calle della Cereria a Rio San Giobbe ha visto tanti cambi d’uso. Il primo nucleo  era nato come oratorio nel 1200, poi diventato convento dei Francescani. Dalla fine del 1600 si era trasformato in cereria, di proprietà Venier. Solo successivamente ne era uscito sotto forma di Regio orto botanico ottocentesco, fino all’ultimo giardiniere, Giuseppe Ruchinger, che lo avviò ad una gestione più industriale. Era stato lui a documentare la presenza di più di 5000 piante a San Giobbe.
Prima di diventare magazzino ed area sportiva per dipendenti dell’ente elettrico nazionale, era stato fabbrica di siluri, costruendo nuovi edifici e rovinando la fama botanica. Si dice che così l’abbia documentato anche il dirigibile inviato nel 1913 in ricognizione topografica.
Si tratta di 15 mila metri quadri fabbricabili e 10 mila di area verde. Il progetto della società milanese, firmato dall’architetto Diego Baldo, prevede dai 120 ai 140 appartamenti, di un centinaio di metri quadri ciascuno, un edificio ristrutturato che sarà ceduto al Comune e naturalmente il parco ad uso pubblico. «I lavori edilizi e di verde procederanno paralleli – ci spiega Cesare Croce, l’ingegnere della San Giobbe Srl, che seguirà i lavori – recuperando molte piante quasi centenarie ed ampliando quello che un tempo era l’orto botanico vero e proprio».
Giuseppe Malaspina ci ha investito una somma che supera i 60 milioni di euro, di cui metà all’Enel per acquistare l’area, l’altra metà per restauri e costruzioni e tra i 3 e i 4 milioni di opere di urbanizzazione. Si dice così «soddisfatto ed emozionato», il titolare della società, che sarebbe anche «pronto a valutare altri futuri investimenti» nella città lagunare.

Corriere del Veneto

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