Zaineb sarà un’italiana tosta

gennaio 13, 2013

«Quando ho saputo che avrei avuto la cittadinanza italiana, ho fatto un salto, mi son messa a gridare, mi sono scese le lacrime». Zaineb Belaaouej ride, pensando che giovedì prossimo, a Palazzo Cavalli, sul Canal Grande, diventerà italiana. Perché la fa ridere? «Perché io sono già italiana – dice lei – Non mi ricordo neppure se avevo 4 o 5 anni quando i miei genitori mi hanno portata qui, tanto è il tempo che ormai è passato. Mettiamola così: da giovedì sarò italiana anche per lo Stato».
Capelli ricci raccolti, occhi grandi, sorriso solare, Zaineb sarà un’italiana tosta. Per il suo carattere tenace. Per il coraggio del suo lavoro, sul fronte della tratta di donne e uomini. E per la sua storia. Nata a Casablanca 26 anni fa, terza di quattro fratelli, ha dovuto cominciare a 14 anni a fare la mediatrice culturale proprio nella sua famiglia. Suo padre, El Mostafà è stato il primo imam della comunità islamica di Vicenza. Un religioso molto conservatore, «che pensava di continuare a vivere come fossimo ancora in un Marocco profondo e antico. Era impossibile», dice Zaineb. E impossibile è stato evitare lo scontro durissimo con i primi due figli, allora di 15 e 17 anni, in un cortocircuito tra precetti, tradizione, servizi sociali e solitudini. «Ora penso a tutti loro con grande tenerezza», sorride lei.
Lei è la prima della famiglia che avrà la cittadinanza italiana. «Un iter faticosissimo. E dovrò pure tornare in Marocco per un certificato. Sarò la prima volta dopo nove anni».
Zaineb sta terminando a Ca’ Foscari il corso di laurea in Scienze Sociali. E lavora da sempre, il che l’ha aiutata a sentirsi indipendente. Prima in una comunità di disabili «e poi ho pensato che avrei potuto fare il grande passo: avvicinarmi all’Università e lasciare la famiglia – racconta – Ho trovato un appartamento con altre ragazze e un lavoro in una cooperativa di assistenza domiciliare. Tre anni fa. Dovevo solo dirlo ai miei». E cosa successe a casa Belaaouej? «Mio padre non mi ha parlato per sette mesi. Mia madre si è resa conto solo quando ho cominciato a fare le valigie e mi ha aiutato».
E’ stata un detonatore di libertà nella sua famiglia, Zaineb. «Mia sorella ha trent’anni, una figlia di dieci e vive con un ragazzo italiano convertito all’islam. Mio fratello convive con una ragazza italiana». E il più piccolo? «Ne ha 12, è nato a Vicenza: lui è veneto». E poi: «Mio padre non ha retto. Si è separato da mia madre. E’ tornato in Marocco. E ha cominciato una nuova vita».
Un vero ritratto di famiglia. Tra migrazioni, ferite, aspettative e sogni. «Alla fine tutti mi chiedono: ti senti marocchina o italiana? Non so la risposta. Perché io sono io, sono le mie due lingue, le mie due culture».
Da un anno Zaineb lavora con il Progetto Città e prostituzione, quello che si prende cura di chi esce dai ricatti e dalla violenza della tratta. Stranieri, nascosti tra le reti criminali che fanno affari con la prostituzione, ma anche nei laboratori tessili o nella raccolta nei campi o nei cantieri edili. Fiore all’occhiello del welfare cittadino, tra i più prestigiosi a livello nazionale, il servizio conta su una trentina di operatori. Zaineb si occupa di mediazione con maghrebini ed arabi. Non una semplice “interprete”, ma parte della cosiddetta “Unità di crisi”. Valutata la segnalazione, il team è operativo sul posto, in qualunque parte della regione, entro due ore. Da là, inizierà per quella persona una nuova vita. Era destinata a questo, Zaineb Belaaouej.

Corriere del Veneto

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