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A scuola di fioretti olimpionici

L’atto di costituzione, autografo e con inchiostro blu, campeggia sotto vetro nella stanza del presidente. Era il 1962 e a Mestre nasceva il Circolo della scherma. Al Palazzetto Coni di via Olimpia era rimasta una stanza vuota. Angelo Giuseppe Cecchinato, cui era stata affidata la struttura, pensò di dedicarla alla scherma, che poi era lo sport preferito da molti suoi amici. Nel giro di poco più di un decennio, proprio quel club si sarebbe portato a casa una medaglia olimpica.
In città era arrivato un maestro di scherma consigliato dal Coni. Era il livornese Livio Di Rosa. Da allora, a cinquant’anni esatti, il circolo non solo è uno dei fiori all’occhiello della scherma italiana, ma anche una pagina importante della storia di Mestre. Così, quando si è saputo che Andrea Cipressa, che qui si allenava, sarebbe diventato il Ct della nazionale di fioretto, «certo, eravamo felici, ma non sorpresi – racconta l’attuale presidente del circolo, Riccardo Sinigalia – E’ il frutto di una storia lunga, fatta di talenti e di una scuola che quei talenti ha saputo coltivare». Di sicuro, Cipressa porterà nel suo team più di un mestrino.
Sinigalia, a parte un paio d’anni di allenamenti, nella scherma non si è mai calato. La figlia invece sì. Ed è considerata una promessa. Farà 18 anni lunedì prossimo, Martina.  Ogni mattina esce da casa a Mogliano ed inizia a disimpegnarsi tra il liceo a Treviso, gli allenamenti a Mestre e la preparazione fisica a Martellago. «E’ dura – ammette la giovane fiorettista – Molte volte devo rinunciare ad uscire con le mie amiche. Ma la gioia di gareggiare compensa tutto». Ogni giorno passa almeno tre o quattro ore in palestra. E i fine settimane a gareggiare. Questo week-end, per esempio, sarà a Zagabria, per partecipare ad una delle gare valide per gli imminenti Europei di Budapest. Poi, chissà, i mondiali a Porec, in Croazia a fine aprile.
Piero Franco, invece, questo fine settimana sarà in gara in Austria. Assieme a Martina e a Francesco Marotta, sono in piena attività agonistica, nella categoria “giovani”. Mentre tra gli “assoluti”, cioè gli over 20, oltre a tre donne, continua a gareggiare Francesco Vianello. Ventottenne, gestisce un’ impresa di accessori di arredamento e per un momento, forse, ha pensato di poter fare il grande balzo nella carriera sportiva. «Ma perché questo accada – ci racconta – ci vuole un mix di ingredienti, oltre al talento: la scuola che ti supporta, il maestro che ti guida, il contesto in cui ti trovi».
Assieme ad un altro atleta  e ai due maestri di sala, Francesco ha messo in piedi una società, intitolata sempre a Livio Di Rosa, che affianca il club per gestire più agevolmente le attività, a cominciare dai corsi, attirare sponsor (che ora languono) e gestire l’impianto.  Una sorta di braccio operativo, pensato come vera innovazione per i 50 anni, gli ultimi dei quali vissuti con non poche difficoltà. «Con la scomparsa nel 1992 di Di Rosa – racconta il presidente – il Circolo si è sentito smarrito e abbiamo rischiato di estinguerci». Poi, con tenacia, ha risalito la china.
E’ stato il 1976 l’anno d’oro. Andrea Borella, un gigante quindicenne, aveva sbaragliato tutti i titoli italiani. Nello stesso anno, a Montreal, Fabio Dal Zotto è stato oro al fioretto, specialità della scuola mestrina (ora c’è anche un gruppo di spada, sotto le cure di Salvatore Puccini). Nel ‘77, ai mondiali di Vienna, la squadra azzurra maschile è tutta da Mestre, con Borella, Dal Zotto e Mauro Numa. In quegli anni bazzica Dorina Vaccaroni, allora ragazzina. E loro, assieme ad Angelo Cipressa, conquisteranno Los Angeles.
Il 1984 è anche l’anno in cui si inaugura la palestra, tutta per la scherma, di via Olimpia. Oggi, a tirare di fioretto, sono un centinaio. La maggior parte dagli 8 ai 16 anni e un gran numero di ragazze. Li attrae una disciplina – spiega Sinigalia – «che dà regole, controllo di sé, rispetto per l’avversario».
Eppure, la scherma resta uno sport poco conosciuto, nonostante l’Italia faccia incetta di medaglie. Il circolo gira nelle scuole della città per far promozione, ogni tanto invita qualche campione. Ieri, ad esempio, bazzicava Andrea Cassarà. Resta il fatto che veder provare questi ragazzini con i loro fioretti, sotto la guida di Matteo Zennaro, si sente qualcosa di antico. O forse, come dice il presidente, «alla fine quello che resiste è sempre il mito di Zorro».

Corriere del Veneto

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