Chávez, opposizione zoppa

gennaio 22, 2013

Due settimane dopo il mancato giuramento di Hugo Chávez, di cui ancora si hanno poche e confuse notizie, l’opposizione venezuelana prova a reagire. Indicendo una marcia di protesta per il 23 gennaio, poi ridimensionata in una concentrazione in Parco Miranda. La data è simbolica perché ricorre nell’anniversario della cacciata di Marcos Pérez Jiménez, il dittatore che a lungo ha sedotto e zittito il Venezuela, e che nel 1958 di fronte alla reazione popolare fuggiva a bordo della Vaca Sagrada, l’aereo presidenziale.
Non c’è venezuelano che non conosca quella pagina di storia. Ma al di là dei simboli, è difficile dire perché l’opposizione anti-chavista, riunita nella Mesa de unidad democratica (Mud) abbia deciso di scendere in piazza.Ramón Guillermo Aveledo, il paziente portavoce, ha invitato «ogni venezuelano che senta i principi democratici, la difesa della legalità, in lotta per una migliore qualità della vita e contrario al tentativo di chi ha intenzione di consolidare un regime autoritario ed usurpatore». Tomás Guanipa, segretario nazionale di Primero Justicia, uno dei partiti della coalizione, ha aggiunto che per l’occasione saranno rese note «le nostre proposte di fronte alla crisi che stiamo vivendo e le azioni che faremo». Ma, in realtà, i discorsi da attendersi nella struttura coperta in Avenida Francisco de Miranda non si conoscono. Perché, di fronte agli eventi, l’opposizione sembra smarrita e senza strategia.
Il comandante Chávez, ancora malato e ricoverato a Cuba, non ha partecipato alla cerimonia con cui avrebbe dovuto assumere il suo incarico in modo solenne. Un’assenza alla quale l’opposizione aveva provato – vanamente – ad attaccarsi per smuovere la situazione in stallo. Il Tribunale supremo di Giustizia ha infatti risolto il rebus costituzionale sostenendo che, «trattandosi di presidente rieletto, prevale il principio di continuità». Chávez insomma poteva conservare l’incarico anche senza essere fisicamente presente. Un’interpretazione peraltro contestata dalla maggior parte dei giuristi venezuelani. La Corte suprema venezuelana ha concesso a Hugo Chávez «tutto il tempo di cui ha bisogno» per recuperare dalla malattia, rinviando il giuramento ufficiale.
L’opposizione, oltre a chiedere notizie certe sulla salute del presidente, voleva almeno puntare sull’ipotesi di una «assenza temporanea»: se fosse stata riconosciuta la guida verso un nuovo scenario l’avrebbe presa il presidente dell’Assemblea nazionale, Diosdato Cabello, per di più rivale dell’attuale vice, Nicolás Maduro.
La richiesta, naturalmente, non è stata accolta. E da lì in poi, tra gli oppositori del Comandante, è stata la Babele: c’è chi ha chiesto una commissione parlamentare che andasse all’Avana a verificare le sue condizioni e chi giura che sono i fratelli Castro a dirigere il Venezuela.
I dirigenti di Voluntad popular (un altro partito della coalizione antichavista), il 12 gennaio sono scesi in diverse piazze di Caracas a fare comizi ed assemblee. Ma quando si arriva al dunque, alle decisioni concrete, l’opposizione è divisa e impotente. «Tenete conto che la Mud ha subito due sconfitte elettorali: alle presidenziali di ottobre e alle regionali di dicembre. È come un pugile suonato», ragiona con Lettera43.it Carlos Correa, docente di comunicazione sociale e direttore della Ong Espacio Publico.
L’unico leader che ha affrontato Chávez alle urne e che tanto entusiasmo aveva suscitato, Enrique Capriles Radonski è stato rieletto governatore del suo stato di Miranda, ma ha tenuto un profilo molto basso. Una cautela che si spiega con le tensioni dentro il suo schieramento e pure con le sue ambizioni future.
«In questo clima, chi dice qualcosa contro il presidente è sommerso dalle accuse di insensibilità, di cinismo, di disumanità», continua Correa. « Così, qualsiasi mossa, alla fine diventa un boomerang». D’altronde, è stata così forte la mobilitazione chavista attorno al suo presidente, coreografata da una macchina organizzativa ben oliata, che l’emozione popolare è cresciuta a dismisura nelle mille orazioni e messe pubbliche, i continui presidi ed incontri per strada.
Ma sul fronte anti-chavista pesa anche un secondo fantasma: le marce sanguinose del 2002, il tentativo di golpe maldestro contro Chávez, il lungo e disastroso sciopero petrolifero. «Da quella strategia di scontro frontale è l’opposizione ad essere uscita con le ossa rotte ed è l’errore che l’attuale dirigenza non vuole ricorrere», sottolinea Correa. Non a caso, a Capriles è stato a lungo rinfacciato il suo ruolo ambiguo durante i fatti del 2002, in particolare l’assalto dell’ambasciata cubana nel municipio dove lui era sindaco. Anche questo può spiegare i suoi toni cauti. Correa aggiunge: «C’è un clima di incertezza enorme, per cui è necessaria una grande cautela. Ora sarà interessante osservare i dirigenti chavisti, le loro divisioni, certe loro mosse e certi loro silenzi».

Lettera43

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