Donne contro donne

Non ha dubbi: «Le donne, alla fine, sono sempre più brave degli uomini. Anche nella cattiveria». Giornalista, inviata di Cristina Parodi, Irene Vella sfoggia il piglio toscano di chi non le manda a dire e una risata contagiosa. Tutti ingredienti che si ritrovano nel suo Credevo fosse un’amica e invece era una stronza, che esce in questi giorni per le edizioni Laurana (pagg.133, euro 11,90).
Un racconto divertito, scrittura veloce e senza filtri, su quanto possano essere crudeli le donne quando fanno le «stronzamiche», come le chiama lei. Un manuale di sopravvivenza, per quando ci si imbatte nella sadica di turno. E può capitare sempre: «cominciano alle elementari e vanno avanti fino all’ospizio – dice Irene – E se tu sei riuscita a metter su una pellaccia dura a sufficienza, la prossima vittima potrebbe essere la tua bimba. Vuoi che tua figlia non incontri una piccola arpia?».
In realtà, quello che Irene Vella racconta non è la solita aneddotica sul femminile, spesso ben irrorata di misoginia. Dietro alla sua risata, ci sono le tracce di un po’ di vessazioni: «Diciamocelo: il bullismo al femminile esiste, è un fatto».
Così, prende la vicenda vissuta da sua figlia Donatella, detta Dona, e la alterna ai suoi ricordi di adolescente o alle sue esperienze di adulta. E ne tira fuori un racconto spassoso e serissimo, rivolto ad altre donne.
Irene ha pure un gran coraggio. Un giorno, quando ha scoperto che il marito era gravissimo, non ha esitato un minuto a donargli un rene. Poco dopo, è diventata la prima donna a partorire dopo un espianto: era il suo secondo figlio. Dopo quel fatto, la sua vita è letteralmente cambiata. Così, quando il marito, che è un allenatore di calcio a cinque, è stato chiamato a Cesena, lei si è licenziata, ha fatto i bagagli e si è presentata a La Voce di Ravenna. «E, con buona faccia tosta, sono diventata una cronista».
E’ stato proprio a Cesena, che Dona, allora in quinta elementare ha incontrato la sua piccola carnefice. «La dinamica è da manuale – spiega Irene – Lei diventa la tua amica del cuore, si infila nel tuo gruppo, poi comincia ad isolarti, mette in moto la presa in giro, si appigliano a qualcosa: diventi l’orribile e tu ti senti tale». Ed è così che la ragazzina non ha più voluto partecipare alle attività pomeridiane della scuola, poi a non dormire, poi ad avere paura, a non mangiare.
«A differenza di quello maschile, il bullismo tra ragazze è più sottile, più psicologico. Spesso la bulla vede in te quello che lei non può essere o non può avere: delle relazioni di affetto con i propri genitori o con la maestra o un carattere gentile o generoso». La figlia di Irene, per di più, era caduta vittima di una bulla-seriale: «Ho saputo dopo che in un’altra scuola aveva picchiato delle compagne. All’inizio non capivo cosa stava succedendo. E’ stata una maestra a ricostruire il tutto. E ci siamo salvati perché da pochi mesi ci siamo trasferiti a Dolo, in Riviera del Brenta».
Ma se tra teen-ager le piccole vampire ti distruggono la vita sociale e come una preda ti isolano nel gruppo per annullarti, le stronzamiche diventate adulte non sono da meno. Irene, allora, arriva a descrivere una divertita carrellata di episodi, vera e propria casistica della malvagia. C’è chi ti sta così vicina da mirare facilmente al tuo fidanzato. O quella che ti ruba tutti i contatti di lavoro e ti abbandona. O, se sei incinta, fa la premurosa e allo stesso tempo ti riempie di incubi. Una strategia della tensione: «Da adulte le bulle-vipere ti attaccano la autostima, ti feriscono per quello che fai e non tanto per quello che sei».
Dunque, come affrontarle? Che consigli dare alle potenziali vittime? «Primo: sapere che spesso ti temono – dice Irene – Vuol dire che hai una forza tua e la devi usare, perché è qualcosa di bello e positivo. In secondo luogo, e lo dico alle madri, fate sentire alle vostre figlie che ci siete, senza essere ossessive o riempirle di divieti. Anche perché nel caso di bullismo tra teen-ager, qualunque cosa fai sbaglierai di sicuro».
E i discorsi sulle alleanze al femminile? Le donne per le donne? «La sorellanza esiste – alza gli occhi al cielo Irene – Sono legami coltivati a lungo. Sono rari, belli, lenti e forti».

Corriere del Veneto

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