Gli stivali di Michelle

gennaio 24, 2013

Il giorno della solenne investitura di Barack Obama, quale presidente rieletto degli Stati Uniti, la first lady Michelle teneva in mano la tradizionale bibbia del giuramento e si reggeva su un paio di stivali realizzati a Galta di Vigonovo. Più esatto sarebbe dire che portava un Rk818, di camoscio nero, lungo, sopra il ginocchio, taglia 41 e tacco 70, firmato Reed Krakoff.  Ma le mani che hanno cucito e confezionato quegli stivali sono delle maestranze al lavoro nel Calzaturificio Valbrenta, nel cuore del distretto calzaturiero della Riviera.«Quando abbiamo saputo che Michelle Obama aveva scelto proprio quelle calzature è stata una grande emozione – racconta Amalia Smajato, detta Lieta – Una grande soddisfazione, che ci ripaga tutti di tanto lavoro, soci e dipendenti».
Lieta Smajato è una dei quattro fratelli che guidano la Valbrenta. Seconda generazione di calzaturieri. Il patriarca, Mario, è scomparso di recente a 83 anni. E’ lui che negli anni ’50, in una stanza dentro casa ha cominciato a tagliare e a cucire pelli. Dieci anni dopo ha aperto il laboratorio a Galta, frazione di Vigonovo, alle porte di Padova. «E siamo ancora lì. Spesso pensiamo di trasferirci, ma la discussione termina sempre dicendo che qui ci sono le nostre radici», racconta Lieta. Famiglia numerosa, sono sette i fratelli Smajato: «Siamo persone con i piedi per terra, sappiamo il valore del lavoro».
Lei in fabbrica funge da portavoce, grazie anche alla sua esperienza politica, consigliera comunale e poi provinciale. Dunque felice anche per Obama presidente? «Certo che sì», non ha dubbi Lieta.
La Valbrenta collabora dagli anni ’90, con una manciata di marchi, sia per collezioni che per sfilate. Da lì escono ad esempio le calzature di Bottega Veneta e Jimmy Choo. E pure una linea propria, sempre con lo sguardo ad un target alto e femminile. Si chiama Astoria e «si rifà alla tradizione della fabbrica, che sempre ha avuto proprie creazioni, frutto della nostra creatività, la bravura dei nostri operai e la continua ricerca di materiali e stili» ci spiega Lieta.
E’ la formula della manifattura veneta. E tra gli ingredienti del successo, Smajato ne mette un altro, «così poco conosciuto – dice – che scompare sotto il luccicchio dell’immagine: è il rapporto con i nostri dipendenti. Noi collaboriamo con loro, rispettiamo diritti e tutele, la loro dignità e le loro necessità. E’ questo che ci ha lasciato in eredità nostro padre». E aggiunge: «Sentiamo di avere una responsabilità sociale. Soprattutto in questo momento di grave crisi, non c’è niente di scontato. Il lavoro è diventato prezioso come l’acqua».

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