Quel pregiudizio che non si estirpa

«Io sono convinto che bisogna parlare del presente per capire la memoria». Quasi un paradosso, quello che Amos Luzzatto usa a pochi giorni dalle celebrazioni della Giornata della Memoria. Ottantaquattro anni, medico, scrittore, docente, già a capo dell’Unione delle Comunità Ebraiche e presidente uscente di quella veneziana, Luzzatto ha uno sguardo lungo e una passione sempre accesa.
Il suo racconto è un viaggio di andate e ritorni, su fatti, luoghi, persone, ricordi. Ed è sul presente che si ferma, dove l’armamentario antisemita risbuca, gridato o sotterraneo, ambiguo e appiccicoso. Come un’erba infestante: «Perché ha radici antiche, codici profondi, innervati nella cultura europea», dice lui.E’ stato un giovane storico veneziano, Simon Levis Sullam, ad utilizzare il concetto di ‘archivio’ per spiegare il discorso antisemita: in tempi diversi, soggetti distinti e per motivi differenti attingono attrezzi dalla ferramenta dell’antisemitismo e li usano. Dice Luzzatto: «Sì, c’è un archivio antisemita: il problema ogni volta è capire chi lo adopera e perché».
Un esempio: in Ungheria e in Grecia importanti forze politiche si richiamano al nazismo e si dicono antisemite. «Usano parole che non sono mai scomparse. Ricordo che alla fine del 1946 stavo tornando a casa da Gerusalemme, dove vivevo dal ‘39. Alla frontiera di Ventimiglia, il poliziotto mi chiese: ‘Razza?’. Ancora quella parola». E cosa ha risposto? «L’ho provocato: razza bianca», sorride.
Le parole prendono magari altre pieghe. «Ci si chiede spesso: l’antisemitismo è qualcosa di specifico? o sta dentro quell’archivio sempre aperto sulle discriminazioni contro tante minoranze? Forse sono vere entrambe le cose», spiega Luzzatto. E poi ci sono le leggi: «Penso agli immigrati. Penso alle misure contro i rom: quando si voleva prendere le impronte ai bambini, sono andato al Viminale per dare le mie». Attenzione, avverte il professore, non è così semplice: «In un clima di questo tipo e nella foga di difendersi, c’è il pericolo che le minoranze finiscano per confliggere tra loro».
Poi c’è l’ambiguo utilizzo (e a volte intreccio) di antisemitismo ed antisionismo. Il grumo mediorientale di religione, politica, culture e cinismo: «Anche in questo caso è un dilemma tutto europeo: perché è nato qui il sionismo, nell’alveo dei movimenti nazionali. Però, d’altra parte, io ricordo quando vivevo lì, durante il mandato britannico: per strada si parlava una babele di lingue, ma l’ebraico era utilizzato da tutti. Dunque, già c’era l’elemento chiave di una nazione. Era un processo irreversibile».
Oggi, spesso è la sinistra radicale che viene coinvolta in questo dibattito, piuttosto scivoloso e a volte avvelenato: «Il Pci fu l’unico fra i partiti comunisti ad invitare il Pc Eretz Israel nel 1948. Io ricordo di aver fatto da interprete per una giornata intera tra Luigi Longo e Gelbart. I dirigenti italiani ne uscirono impressionati e guardavano con grande favore a quello che succedeva laggiù». Ma il conflitto israelo-palestinese continua a fabbricare odio: «Le maggiori responsabilità le ha la comunità internazionale. Ed è la sola a poter chiudere quella ferita che ha alimentato».
Cos’è allora oggi l’antisemitismo? «L’archivio antisemita è sempre là. Ieri ne hanno fatto un’orrenda impresa politica. Oggi no, non mobilita più granché. Si usano altre cose – riflette Amos Luzzatto – Per questo bisogna parlare del presente per capire la memoria. Così si scopre che la cultura europea ha sempre avuto bisogno di tenere qualcuno alla porta, di marginalizzarlo ed escluderlo. E’ una tara antica. Il segreto della Giornata della memoria è quello di non farne un ricordo del passato, ma un programma per il presente».

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...