Bozzetti e figurini, dalla Biennale al carnevale

febbraio 2, 2013

L’Archivio storico della Biennale tira fuori dai cassetti 350 disegni, schizzi e bozzetti teatrali, in occasione dei festeggiamenti di carnevale. Li ha scelti Ivan Fedele, direttore del Settore Musica, scovandoli dal prezioso patrimonio conservato dall’Asac. In una scenografia ben curata, sagome riprodotte ad altezza quasi naturale su pareti rosse accompagnano una nuvola di fogli che scendono dal soffitto. In più, lettere, ritagli di giornale, depliant, cartoline e video-storie. La mostra si intitola Vent’anni di maschere e costumi ed è visitabile nella sede storica di Ca’ Giustinian, a due passi da San Marco.Militari, mestieri, musici, animali, ritratti dell’assurdo, maschere, sexy ladies, Old America e Belle Epoque: è la mappa in cui si affollano personaggi e storie, usciti dal talento di Felice Casorati, Renato Guttuso e Jacques Lecoq, Ed Wittstein, Mino Maccari e Gianna Lanza, solo per citarne alcuni. Tutti assoldati per mise-en-scène di varie edizioni della Biennale Musica. Nel 1947, ad esempio, Mario Peragallo si affida ad Enrico Capuzzo per La collina, madrigale drammatico tratto dallo Spoon River di Edgar Lee Masters. Due anni dopo, Guttuso invece firma scene e costumi di Clementina di Luigi Boccherini. Nel 1959, è la volta di Emanuele Luzzati, che disegna figurini e bozzetti per una maratona di giochi e favore per bambini, una sorta di teatro musicale diretto da Ettore Gracis. A proposito di bambini: nel ’69 si tiene il settimo festival di teatro ragazzi e per l’occasione Roberto Milani va in scena con il testo di Gianni Rodari  La torta in cielo e le scene di Dorino Cioffi.
Poi ci sono i carteggi, come la lettera del 1947, con cui la Biennale chiede al Governo 10 milioni di lire in più per far risplendere il festival della musica, in cui lavorano «cento persone per oltre tre mesi e un’orchestra di 90 elementi». E infine le recensioni, come quella tra il sorpreso e il deluso di Luigi Pestalozza sull’Unità del 1959: irrompe la “musica elettronica” di Luciano Berio su un racconto di Italo Calvino. E’ Allez-hop!. Firma le scene Jacques Lecoq. «La maschera e i costumi in maschera – ricorda Ivan Fedele – sono i simboli del carnevale. Ma da sempre sono usati dal teatro di strada e da quello colto, là dove c’è un’inesauribile creazione di un immaginario fantastico».

Corriere del Veneto

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