Il rimpatrio di Chávez in un Venezuela smarrito

febbraio 20, 2013

Alemar Rosnaty Jiménez ha ricevuto in premio dal governo venezuelano una casa. Il vice-presidente Nicolás Maduro ha accolto a Palazzo Miraflores questa studentessa ventenne, di umili origini e le ha aggiunto in regalo anche una borsa-lavoro come sarta per la mamma. Perché? Perché aggiungendosi tra i followers di Hugo Chávez, Alemar Rosnati Jiménez ha fatto arrivare l’indirizzo twiter del presidente a 4 milioni di seguaci.
Il boom di contatti si è registrato con fragore lunedì 18 febbraio, quando proprio sul social network il Presidente ha annunciato il suo sbarco a Caracas, dopo dieci settimane di cure anti-tumorali a Cuba. Nessuno lo ha visto, né sono state diffuse immagini nuove.
Ma alla notizia che il Comandante era tornato a casa, il popolo chavista si è riacceso: fuochi d’artificio, centinaia di militanti in Plaza Bolivar, un bambolotto gigante con il suo volto gonfiato al lato dell’Assemblea Nazionale.
Eppure, sulle sue condizioni di salute si continua a non sapere molto. Lui stesso ha scritto nel suo ultimo tweet: «rimango stretto a Cristo e ai medici». Il nono piano dell’ospedale militare Dr.Carlos Arvelo è sigillato da uomini in divisa. E le notizie continuano ad essere contraddittorie. Secondo il Ministro dell’informazione Ernesto Villegas il recupero sarà «difficile, duro e complesso». Tuttavia, José Gregorio Vielma Mora, governatore dello stato di Táchira, ha parlato di un presidente «arrivato camminando sulle proprie gambe».  Si dice che Chávez continui ad essere intubato per le difficoltà respiratorie, ma non c’è un referto medico dettagliato.
Il presidente è ritornato in un momento difficile per il paese. Un grande senso di smarrimento è cresciuto tra gli stessi militanti chavisti. Nel paese delle tele-serie, la malattia e la lunga convalescenza di Hugo Chávez  hanno preso una piega e un ritmo da telenovela. E, come sottolineava i giorni scorsi uno sceneggiatore proprio di soap Leonardo Padrón, «è normale che, quando la storia si allunga troppo, perde di verosimiglianza». «Certo, ci sono tutti gli elementi: l’auto-leggenda, il mito del caudillo, i silenzi, la scomparsa, ma c’è anche la situazione personale terribile, che merita rispetto umano», dice a Lettera 43, Alonso Moleiro, che su Unión Radio tiene il famoso programma La Guarandinga, viaggio quotidiano nei problemi del paese.
D’altra parte, la recente svalutazione della moneta, passata al cambio ufficiale fisso dal 4,3 al 6,3 con il dollaro, non è stata indenne. Il cambio “parallelo” (quello in nero, che tutti usano) dà almeno 22 bolivar per il biglietto verde e quasi 30 per un euro. Tutti temono un’impennata dei prezzi, in un paese dove l’inflazione è già molto alta.
Per questo da Palacio Miraflores si lanciano quotidianamente messaggi di rassicurazione e insieme minacce contro gli speculatori. Ma tutti si chiedono se il governo, indebolito e senza Comandante, sia davvero all’altezza della situazione. «E’ l’insieme delle politiche economiche che bisognerebbe affrontare – sottolinea Moleiro – La grande spesa pubblica, il debito, le scelte petrolifere, la crescita precipitata».
Insomma, il ritorno di Chávez in patria non poteva tardare più. «L’atmosfera è ovunque di grande incertezza. La situazione è davvero delicata», avverte il giornalista caraqueño, che a dicembre è stato oggetto di minacce di morte provenienti si pensa da settori radicali del chavismo.
Tra i tanti rumores che girano a Caracas, ce n’è uno insistente, per cui il presidente potrebbe annunciare nuove elezioni. Si dice che Maduro faccia tappa anche in tre stati al giorno, quasi una pre-campagna. L’opposizione sta chiedendo in queste ore che si proceda al giuramento presidenziale, saltato il 10 gennaio scorso, di fronte al Tribunale supremo di giustizia. Un modo per sfidare il governo chavista. Ma come si svilupperà il copione della telenovela venezuelana sarà tutto da vedere.

Lettera43

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