Tronchetto dei miracoli

febbraio 24, 2013

Una signora inglese, cappotto nocciola e foulard ramato, chiede se veramente quella sia l’entrata del People Mover. Si guarda attorno un po’ sbigottita. Sarà la bassa stagione, ma il trenino senza autista è quasi sempre vuoto. E quando si atterra al Tronchetto, e ci si lascia alle spalle scale e corridoi silenziosi, il panorama non è dei migliori. Certo, «questo non è più il Bronx», dice Franco, che fa pratiche nautiche per il Consorzio Venezia Turismo. Allora aveva fama di suk affollato di taxisti abusivi, battitori, taglieggiatori e truffatori. Allora era terra di nessuno per davvero.
Più di uno qui dice che «dei furfanti locali, tra chi è morto, chi  è andato dentro e chi in pensione, nessuno se li ricorda più». Tuttavia, è rimasto un posto straniante, nonostante tutti gli sforzi per concentrare uffici e servizi, mettere ordine a traffici e barconi. Dai tre pontili, ad esempio, che dai piedi del People Mover si susseguono fino alla fermata della linea 2 del vaporetto, «è tutto ordinato e non ci sono più illegalità», assicura Graziano, della Raffaello Navigazione. Sono meno di dieci le imprese che organizzano i tour in laguna con lancioni e barconi, alcune con più mezzi di altre. «Poi ci sono sempre i furbi, che arrivano e mollano la barca».
Furbi o «residuati bellici», come li chiama Franco il perito nautico, fanno più pena che paura. Certo, poi si è scoperto il racket bangla al mercatino, ma «quella è un’altra storia», giurano tutti. Rania, la coraggiosa commerciante che ha denunciato i suoi aguzzini, si dice «felice» che l’incubo sia finito. «Sono preoccupata per quando usciranno – aggiunge – Ieri da un altro chiosco mi hanno gridato cose, ma io tiro dritta».
Dai pontili scendono a grappoli nugoli di turisti, quasi tutti orientali. Sfiniti, si trascinano in silenzio verso i bus. Per raggiungerli, devono attraversare il mercatino, appunto. Una ventina di chioschi in lamiera, spesso puntellati, lo smalto sbrindellato, pieni di reti o nastri da pacchi. Vendono il meglio della chincaglieria: borsette e valigie, gondoline, magneti, foulard, ventagli e magliette. Niente di diverso da quello che si trova in quasi tutti i negozietti del centro storico. Ma qui è l’atmosfera che fa la differenza.
Sono sistemati in tre file, quella centrale chiusa dopo gli arresti di questi giorni. Imbacuccati per proteggersi dal freddo, i venditori si osservano tra loro e guardano spaesati le folate di turisti, sperando che qualcuno si fermi. Molti sono bangla, alcuni cinesi. Quasi tutti in affitto da veneziani. Antonio è il solo italiano. «E’ da tanto tempo che denunciavamo la situazione», racconta, preparando un caffé bollente nel suo chiosco bar.
Antonio è qui dal 2002. Ha acquistato il botteghino e tre anni dopo l’ha affittato. Ci è ritornato a fine 2011. Si chiede: «Perché il Comune ci lascia in queste condizioni? Perché non ci hanno ancora spostati come promesso davanti al People mover? La verità è che ci hanno abbandonato».
Chi è stato trasferito, invece, è la storica Cooperativa Trasbagagli, che da alcuni mesi ha lasciato Piazzale Roma. La sede è un edificio triangolare. Dalla riva i nastri trasportatori caricano le valigie dentro la barca, che poi sfreccerà verso gli hotel. «Aspettiamo che finiscano i lavori – ci dice Adriano – Non è proprio un bel posto, ancora. Ma noi lavoriamo solo di giorno e ognuno fa il suo», aggiunge, riferendosi alle vicende recenti.
Ci passa davanti un altro gruppone di turisti, appena arrivati. Superano la stecca di edifici nuovi, dove ci sono ancora molti cartelli “in vendita”. Avm, Ames, Alilaguna, Vela sono le società che hanno sede qui. L’ultima arrivata da un paio di settimane è Venezia Marketing Eventi. E qui si aspettano nuovi uffici comunali, nell’operazione risparmio di Ca’ Farsetti. Chi già lavora qui è come in un mondo parallelo. «Io neanche mi accorgo di quello che succede – sorride Anna – E per mangiare mi rifugio in mensa».
Michela da due anni lavora part-time a Vela, biglietteria e merchandising. «Aspettiamo che si apra la stagione. Allora sì che saremo presi d’assalto». E’ qui solo da una settimana, invece, Serena. Per la Eurolines organizza i bus che partono per altre città. «Sì, mi sento un po’ spaesata – dice – è un luogo strano». Ma alla fine non fa paura il Tronchetto. Figurarsi a Paolo, impiegato di una municipalizzata: «io sono di Bari, l’ho lasciata quando c’erano cento omicidi l’anno. E’ sempre tutto relativo».
Corriere del Veneto

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