culture

Un’Accademia del vetro

«Forse pochi sanno che fin dalla metà dell’Ottocento l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di Venezia, premiava le fabbriche di vetro più innovative a Murano, quelle che riscoprivano tecniche antiche oppure inventavano nuove soluzioni industriali». Questa pagina di storia quasi sconosciuta ce la racconta Sandro Franchini, direttore della prestigiosa istituzione veneziana. Forte di queste radici tra le fornaci, l’Istituto si candida ora diventare un vero e proprio hub culturale del vetro a livello internazionale.
Non casuale, dunque, cade la tre-giorni di studio, da oggi al 1 marzo, dedicata alla produzione vetraia Attorno al Seicento. Giunti alla seconda edizione, gli Study days on Venetian Glass sono un corso di alta specializzazione in cui si  confrontano almeno 40 ricercatori, artisti, artigiani, collezionisti, curatori da tutto il mondo. Ogni sessione di lavoro sarà aperta da una ‘lezione’: le studiose Rosa Barovier Mentasti (che vanta una storica famiglia di vetrai), Cristina Tonini e Corinna Mattiello, Marco Verità dello Iuav-Lama (il laboratorio di restauro di materiali antichi), William Gudenrath da New York e l’artista Lino Tagliapietra.
La tre-giorni vuole essere un’occasione, sottolinea il presidente dell’Istituto, Gian Antonio Danieli, per «fare di Venezia un centro mondiale per lo studio del vetro antico, ma anche uno dei meeting-point d’eccellenza per tutti gli operatori del settore». Che Palazzo Franchetti stia riuscendo nell’impresa è intuibile dalla lista di collaborazioni raccolte attorno all’evento, dal Corning Museum di New York, al Victoria and Albert Museum, all’Institut national de patrimoine fino all’Ecole du Louvre. Con quest’ultimo, peraltro, è confermato per la prima settimana di luglio il tradizionale seminario gemellato a Parigi: quest’anno si parlerà di specchi e lampadari tra Versailles e la città dei Dogi.
Il vetro, declinato in linguaggio d’arte, dunque, è il fiore all’occhiello di una nuova effervescenza culturale, di cui «l’Istituto Veneto vuole farsi interprete», sottolinea Danieli. L’idea di riscoprire il virtuosismo vetraio sotto questa luce ha preso forma nel 2004. Vent’anni prima c’era stata l’esperienza della ‘Stazione sperimentale del vetro’, centro di ricerca d’avanguardia applicata alle tecnologie, si pensi ai grattacieli foderati di specchi che iniziavano ad apparire. Ma la scommessa sul coté artistico, da parte dell’Istituto, è arrivato nei primi anni del nuovo secolo, in occasione dell’opening di Palazzo Franchetti, appena restaurato. Racconta Franchini: «Un giorno, ai piedi del Ponte dell’Accademia, ho incontrato Pierre Rosenberg, che da poco aveva lasciato la direzione del Louvre: è stato lui a suggerirmi di fare una mostra sul vetro». Ed è stato così che la tradizione dell’Istituto si è rimessa in modo.
Da lì sono iniziate nel 2009 le importanti esposizioni legate alla Biennale d’arte e allo Studio Berengo: Glass Stress, questo il titolo, si terrà anche quest’anno, l’inaugurazione è a fine maggio. E non poteva mancare l’intreccio con la Fondazione Musei Civici e con il Museo del Vetro in particolare. La partnership, formalizzata con un’apposita convenzione, ha dato vita ad esempio al premio Glass in Venice, assegnato nel novembre scorso a Pino Signoretto e allo svedese Bertil Vallien.
Non solo: con la Scuola Abate Zanetti di Murano si lavora sulla formazione e proprio qui i partecipanti alla tre-giorni seminariale verranno accompagnati in visita. «Allo stesso modo, ci piacerebbe stringere relazioni ancora più strette con l’Accademia e con le due Università veneziane – spiega Franchini –  Il vetro non è solo il passato, ma ha straordinarie potenzialità nell’arte contemporanea. Noi ci mettiamo a disposizione per creare un polo di ricerca ed espositivo senza pari».

Corriere del Veneto

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