culture

Kusturica e la Fenice, l’Otello diventa un film

Un po’ lo aveva già preannunciato. Poi, dieci giorni fa, Emir Kusturica è volato a Venezia e al Teatro La Fenice ha messo nero su bianco alcune idee. Quasi il bozzetto di un progetto che ha come baricentro il Gran Teatro. E’ «il progetto Kusturica», come lo definisce il Sovrintendente, Cristiano Chiarot, che ieri a sua volta è volato in Serbia, per lavorare sui dettagli. Di cosa si tratta? Sarà quasi una trilogia.
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società

Vince la festa del popolo veneto, la classe dei quattro continenti

Nel musical, la piccola Aurora è Ninetta la pettegola. Una veneziana che non sa tenere la bocca chiusa e commenta con chiunque i fatti degli altri. Parla un dialetto stretto, scioglilingua compresi, come se fosse madrelingua lagunare. E invece Aurora viene dal Kosovo. E’ all’ultimo anno delle elementari, occhi grandi e una risata fragorosa già alla parola ‘pettegola’. Tutto attorno, il coro è un un nugolo di ragazzini, che alzano le mani al cielo, fanno smorfie e intonano la canzone Bla, bla, sempre in dialetto.
Alfi, una bambina bangla minuta, muove le sue trecce nerissime e alla parola imbrogion scoppia sempre a ridere. Marietta è invece la fidanzata del gondoliere, «ma solo nel  musical», mette subito le cose in chiaro Ambria, kosovara, parlando di Eraldo, albanese. Continua a leggere

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culture, società

Francescani e gesuiti: «qui cambia tutto»?

«Quando l’ho visto affacciarsi, ho subito pensato: qui cambia tutto». Non è stata solo la veste, bianca e senza paramenti, non il crocifisso «né d’oro, né di argento, ma forse di alpaca», che ha colpito padre Enzo Poiana, rettore della Basilica di Sant’Antonio. Sono state soprattutto le parole: «Il Santo Padre non ha mai pronunciato la parola “Papa” o “Pontefice”, ma Vescovo di Roma. E questa mi sembra un’indicazione per il futuro: i vescovi, tra pari, riconoscono in quello di Roma la guida. E la guida è collegiale. Forse pensa a rimettere al centro la collegialità? Questo è il Concilio». Continua a leggere

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società

Comunità ebraica, Calimani presidente

Scrittore, storico dell’ebraismo, giurato del Premio Campiello, presidente del Museo dell’ebraismo e della Shoah di Ferrara, Riccardo Calimani ora è anche il nuovo presidente della Comunità ebraica di Venezia.  Ha 67 anni e due lauree, una in ingegneria elettrotecnica e l’altra in filosofia della Scienza.
Volto notissimo in città, dove ha diretto alla metà degli anni ’90 Palazzo Labia, sede regionale della Rai, Calimani riceve il testimone da Amos Luzzatto, storico leader cittadino e nazionale delle comunità. Proprio ad uno dei suoi predecessori, ha dedicato la sua elezione: Giuseppe Jona, il presidente che si tolse la vita e bruciò gli elenchi con i nominativi degli ebrei veneziani, pur di non consegnarli ai nazisti. Continua a leggere

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culture

A Torcello la prima “villa” veneta

Un edificio tutto in legno si alzava su due piani, ognuno con due stanze: a terra un magazzino per attività commerciali o artigianali e al primo piano le abitazioni. Sotto il pavimento, uno strato di argilla fungeva da isolante, il fuoco restava sempre acceso per la cucina e per abbassare la tremenda umidità. All’ingresso un cortile, di fronte alla vera da pozzo. Oggi non ci restano che le tracce. Ma la possiamo immaginare così, quella casa costruita su un fazzoletto di terra poco dietro il campanile della chiesa di Torcello, nel cuore della laguna nord di Venezia. Continua a leggere

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società

Legalità e trasparenza, fatiche di Corte

Non entra nel merito delle ultime vicende giudiziarie, Angelo Buscema. Il presidente della Corte dei Conti per il Veneto, tuttavia, sembra colpito dall’ennesimo colpo d’inchiesta su appalti pubblici ed imprese. «Ho l’impressione che sia emblematico del problema di sempre: la cultura della legalità». Resta il fatto che oggi la Corta inaugura l’anno giudiziario e i riflettori si fanno ancora più puntati del solito.
Dal suo osservatorio, Presidente, lei pensa che l’illegalità sia uno stato di eccezione o è diventato qualcosa di endemico?
«E’ difficile da dire. Ma io credo che i singoli fatti debbano rimanere eccezioni. Non dobbiamo accettare come inevitabile un fenomeno come l’illegalità. La cultura della legalità resta centrale». Continua a leggere

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politica

Caracas piange Chávez

Su una cosa, almeno, tutti concordano. Nessun politico in Venezuela ha mai riconosciuto la propria responsabilità di fronte ad un fallimento. Hugo Chávez lo ha fatto, sorprendendo tutti. Ed affascinando molti.
Per capirlo, bisogna tornare al 1992. All’alba del 4 febbraio un gruppo di militari, guidato dall’allora tenente colonnello Hugo Rafael Chávez Frías, tenta di buttar giù il presidente Carlos Andréz Pérez. Non sono golpisti qualsiasi. E in molti si equivocano, a cominciare – si dice – dall’attuale delfino, Nicolás Maduro Moros, che da autista del Metrobus e militante di sinistra, pensa sia un manipolo di fascisti.  In realtà, quel golpe  nasce tre anni prima nelle viscere dei quartieri popolari. Continua a leggere

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