Legalità e trasparenza, fatiche di Corte

marzo 6, 2013

Non entra nel merito delle ultime vicende giudiziarie, Angelo Buscema. Il presidente della Corte dei Conti per il Veneto, tuttavia, sembra colpito dall’ennesimo colpo d’inchiesta su appalti pubblici ed imprese. «Ho l’impressione che sia emblematico del problema di sempre: la cultura della legalità». Resta il fatto che oggi la Corta inaugura l’anno giudiziario e i riflettori si fanno ancora più puntati del solito.
Dal suo osservatorio, Presidente, lei pensa che l’illegalità sia uno stato di eccezione o è diventato qualcosa di endemico?
«E’ difficile da dire. Ma io credo che i singoli fatti debbano rimanere eccezioni. Non dobbiamo accettare come inevitabile un fenomeno come l’illegalità. La cultura della legalità resta centrale».Eppure,ogni giorno è un caso…
«La legalità è un’esigenza. Ma deve essere conquistata. Ed è prima di tutto una questione di responsabilità individuale».
Con che strumenti, dunque, si può combattere l’illegalità?
«Gli strumenti ci sono tutti, non c’è bisogno di norme eccezionali. A cominciare dai controlli interni agli enti. La trasparenza e il rispetto della legalità sono una garanzia per tutti: per l’ente che così viene ben gestito e per i cittadini che si sentono rispettati e salvaguardati. Il fatto di sapere che gli strumenti e le garanzie già ci sono, ci permette di guardare con più serenità a tutte le inchieste aperte».
A proposito di inchieste, i lavori pubblici restano il settore più esposto
«Non parlerei di settore. Ma di casi. In questo ambito, il ruolo chiave è la figura del ‘direttore dei lavori’, cui è demandata la sorveglianza sull’esecuzione delle opere e la rispondenza del progetto. Dunque: ciò che dobbiamo attivare ed assicurare è proprio un sistema di verifiche, mirate ed analitiche, soprattutto quando l’esecuzione dei lavori pubblici è affidata a soggetti esterni. Trasparenza e legalità, inoltre, producono economie di costi».
Nel prossimo futuro, su cosa sarà più impegnata la Corte?
«Penso al Codice dei contratti pubblici, in merito all’obbligo, per i responsabile del procedimento, di rendere conto della gestione di tutti i contratti di appalto. E’ una parte ancora non attuata. Si aprirebbe un grande lavoro e sarebbe un altro meccanismo di trasparenza. Su un altro fronte, invece, quello pensionistico, ci aspettiamo – dopo la riforma Fornero – un aumento consistente di contenziosi».
Lei sottolinea che gli antidoti sono già dentro l’amministrazione pubblica
«Sì. Spesso non si conoscono e manca un’adeguata formazione del personale. Noi siamo a disposizione per questo. Ad esempio, abbiamo cominciato un lavoro sulle aziende sanitarie e i servizi di tesoreria esternalizzati. Spesso vengono sollevate contestazioni contabili, come nel caso di errate trascrizioni di interessi attivi a danno degli enti. Ebbene, è stato grazie alla nostra consulenza, al vaglio giudiziale dei conti, che la questione è emersa e si sono trovati strumenti interni per farci fronte».
Ma questo carico di lavoro non è messo a rischio dai recenti tagli di spesa?
«A livello nazionale abbiamo un organico sotto del 30%. Qui, per ora, i sei magistrati riescono a smaltire, in tempi anche veloci, il lavoro. Per gli amministrativi, in parte abbiamo supplito con comandi da enti pubblici e con alcuni bandi».
E come incidono le minori competenze introdotte dalle ultime norme?
«Per quanto riguarda i limiti posti alla Corte in tema di società partecipate e sulla cosiddetta “notizia di danno erariale” sono convinto, anche confortato dalle recenti sentenze della nostra Sezione, che un lavoro serio e meticoloso della Procura possa aiutarci. E’ auspicabile che nuove sensibilità gestionali riescano a rendere più efficienti anche le società pubbliche.»
Lei è qui da due anni. Che impressione ha avuto di questa Regione?
«Credo che qui ci sia una lunga tradizione legalitaria. In tutti gli incontri con gli enti ho trovato massima collaborazione.  Il contrasto al malaffare pubblico costituisce una priorità assoluta. D’altra parte, sarebbe pericoloso e demagogico generalizzare a tutta la classe politica e alle istituzioni ogni sorta di illegalità».

Corriere del Veneto

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