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A Torcello la prima “villa” veneta

Un edificio tutto in legno si alzava su due piani, ognuno con due stanze: a terra un magazzino per attività commerciali o artigianali e al primo piano le abitazioni. Sotto il pavimento, uno strato di argilla fungeva da isolante, il fuoco restava sempre acceso per la cucina e per abbassare la tremenda umidità. All’ingresso un cortile, di fronte alla vera da pozzo. Oggi non ci restano che le tracce. Ma la possiamo immaginare così, quella casa costruita su un fazzoletto di terra poco dietro il campanile della chiesa di Torcello, nel cuore della laguna nord di Venezia.Risale tra il 1000 e il 1100 ed è la prima casa di queste dimensioni “scavata” in Veneto, cioè indagata a fondo grazie a così tanti indizi e reperti. La scoperta è uno dei risultati del progetto europeo Shared Culture, che vede impegnata l’Università Ca’ Foscari e la Regione Veneto, oltre all’Università di Udine e la città di Capodistria.
Gli archeologici, gli archeometri e i restauratori coinvolti, assieme ad otto giovani borsisti sono visibilmente emozionati. «Uno scavo complesso», lo definisce il capo-team, Diego Calaon, iniziato nel novembre scorso e terminato in questi giorni. Complesso perché «abbiamo scavato sotto il livello della laguna, dunque necessita di un continuo pompaggio dell’acqua – spiega l’archeologo – E poi perché indaghiamo i vuoti, le impronte di pareti che non ci sono più. Lavoriamo sul negativo della Storia per raccontarne una possibile».
Il cantiere sarà aperto al pubblico dal 14 al 17 marzo, con visite guidate (ore 11, 12, 14 e 15), su prenotazione (torcellosharedculture@gmail.com). Il pubblico potrà immaginare questa casa in legno, abitata probabilmente non da gente povera. La struttura, i reperti di ceramiche e vetri, i pezzi di anfore, gli scarti di cibo, i  semi e i resti animali, ci daranno i prossimi mesi un profilo più preciso. Da oggi infatti partiranno nei laboratori di Ca’ Foscari le attività di analisi. Al team si sono aggiunti, gratuitamente, anche tre studiosi inglesi, dagli atenei di Cambridge, Reading e Nottingham.
In un angolo dell’edificio c’era una fornace, che serviva per preparare utensili e pentole in ceramica. Non era l’unica costruzione. Qui c’era un piccolo abitato medievale che dava sull’acqua, vero mezzo per muoversi da un punto all’altro anche dell’isola, non essendoci strade. Si intravedono le tracce di altre quattro case, tutte attorno alla vera da pozzo, straordinario oggetto ancora funzionante, profondo un paio di metri.
Un po’ più distante, un secondo scavo ha riportato alla luce un altro edificio più antico, risalente all’VIII secolo, dunque anche prima della chiesa. Ha fondazioni in pietra e pavimento con mattoni di recupero. Deve aver avuto un grande porticato, forse un emporio: gli archeo-investigatori vi hanno scovato pezzi di anfore usate per stoccare olio e vino, in uso nei commerci mediorientali.
Un terzo settore, più lontano e tuttora coperto, comincia ad emergere, «confermando la straordinaria ricchezza archeologica dell’isola», sottolinea Diego Calaon. Sullo sfondo, una Torcello di grande vitalità: si calcola che, anche se grande la metà di oggi, assieme ad Altino contasse un migliaio di abitanti. Una Torcello che nel IX secolo competeva con Venezia: una sfida che quest’ultima vincerà grazie al proprio Arsenale.

Corriere del Veneto

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