Comunità ebraica, Calimani presidente

marzo 14, 2013

Scrittore, storico dell’ebraismo, giurato del Premio Campiello, presidente del Museo dell’ebraismo e della Shoah di Ferrara, Riccardo Calimani ora è anche il nuovo presidente della Comunità ebraica di Venezia.  Ha 67 anni e due lauree, una in ingegneria elettrotecnica e l’altra in filosofia della Scienza.
Volto notissimo in città, dove ha diretto alla metà degli anni ’90 Palazzo Labia, sede regionale della Rai, Calimani riceve il testimone da Amos Luzzatto, storico leader cittadino e nazionale delle comunità. Proprio ad uno dei suoi predecessori, ha dedicato la sua elezione: Giuseppe Jona, il presidente che si tolse la vita e bruciò gli elenchi con i nominativi degli ebrei veneziani, pur di non consegnarli ai nazisti.Cosa significa guidare una simile collettività oggi? «Abbiamo sulle spalle una fatica in più – ha detto il neo-presidente – Noi ebrei siamo di fatto la coscienza critica della società. Ci troviamo nella condizione esistenziale di avere tutti delle antenne molto sensibili». E ha aggiunto: «Questa comunità deve essere luogo di incontro di tutti gli ebrei veneziani, ognuno con la sua religiosità, maggiore o minore. Ogni ebreo ha il diritto di essere ascoltato. Nessun ebreo può vivere senza la propria comunità».
Con lui, alla guida della Venezia ebraica si affiancheranno il vice, Corrado Calimani, Marcella Ansaldi, Tally Ruth Elhyani. Felicitazioni sono arrivate da tutte le istituzioni locali. Il sindaco Giorgio Orsoni ha definito «la storia della comunità ebraica come parte della storia della città». «Pieno sostegno» anche da parte del governatore veneto Luca Zaia: «a lui spetta il compito di rilanciare il dialogo culturale con l’intera società».
E quale sia l’eredità dell’ebraismo, Calimani lo descrive così: «Abbiamo dietro alle spalle qualcosa di importante, di prezioso che non possiamo perdere e qualcosa di intimo e di inafferrabile da trasmettere. Dobbiamo conservare il nostro essere ebrei e trasmetterlo alle future generazioni». Ma come si può muovere una collettività così antica e con una storia così profonda nel contemporaneo? «Credo che dobbiamo essere aperti al mondo che ci circonda, non solo perché ne abbiamo bisogno noi, ma perché gli altri hanno bisogno del nostro impegno».
Da qui la forza di quel sentirsi «coscienza critica». Appassionato e sempre protagonista del dibattito in città, Riccardo Calimani descrive una Venezia amica, dove «la comunità ha radici e forza antica. E noi – aggiunge – abbiamo la fortuna di vivere un periodo storico felice, di libertà». E con le altre comunità? «Prenderò contatti con tutti e spero di incontrare presto il Patriarca Moraglia. Avevo un ottimo rapporto con i suoi predecessori Marco Cè e Angelo Scola». E cosa si aspetta dal nuovo papa? Calimani ride: «Qui posso dire di non essere competente abbastanza». E poi: «Ho comunque appuntamento in Vaticano a settembre: terrò una conferenza su Gesù e la legge ebraica».

Corriere del veneto

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