Francescani e gesuiti: «qui cambia tutto»?

«Quando l’ho visto affacciarsi, ho subito pensato: qui cambia tutto». Non è stata solo la veste, bianca e senza paramenti, non il crocifisso «né d’oro, né di argento, ma forse di alpaca», che ha colpito padre Enzo Poiana, rettore della Basilica di Sant’Antonio. Sono state soprattutto le parole: «Il Santo Padre non ha mai pronunciato la parola “Papa” o “Pontefice”, ma Vescovo di Roma. E questa mi sembra un’indicazione per il futuro: i vescovi, tra pari, riconoscono in quello di Roma la guida. E la guida è collegiale. Forse pensa a rimettere al centro la collegialità? Questo è il Concilio».Papa Francesco solo con le prime parole e primi gesti fa discutere, e molto, la comunità e gli ordini religiosi di Padova. Francescano, padre Enzo trova in molti indizi qualcosa di straordinario che si preannuncia. «E parlava a cardinali, vescovi e clero, non ai semplici fedeli», aggiunge.
Quella di far fronte ad una Chiesa malata sarà la prima sfida? Non ha dubbi, padre Paolo Bizzeti, superiore della comunità dei Gesuiti.  Qui, nella sede in Prato della valle, sono visibilmente orgogliosi di poter vantare il primo Papa nella storia provenire dalle proprie fila. Un riconoscimento ai Gesuiti che pure ha dentro la Chiesa hanno una storia tormentata, di trionfi e rifiuti? «Forse alla Compagnia è stato riconosciuto di essere super partes, non coinvolta in alleanze e schermaglie, né aver preso posizioni rigide e di scontro». Vuole dire, al contrario, che questa è stata la debolezza della candidatura di Angelo Scola? «Questo non posso dirlo – si schermisce il padre – sono i giornali a insinuarlo». Poi però aggiunge: «Ma la verità è che tutta la Chiesa si sta riposizionando».
Eppure, proviamo ad insistere, fa un certo effetto un gesuita che sceglie di chiamarsi Francesco. Evoca due visioni spirituali e due modi così diversi di attraversare il mondo. «Ma anche Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, amava Francesco», sottolinea padre Enzo Poiana. «E forse non sono due visioni così inconciliabili – sorride padre Bizzeti – Ignazio di Loyola trovava forza nel valorizzare storie, elementi, visioni diverse. Chiedeva capacità di discernimento tra tutte le cose, per prendere sempre le più interessanti».
Dunque, chissà se quel nome non rinvii solo al poverello di Assisi o anche all’altro santo, ma gesuita, Francesco Saverio. «Perché no – dice padre Bizzetti – è il protettore delle missioni e la vera sfida sarà l’evangelizzazione: il fatto che Bergoglio venga dal Sudamerica ci dice anche questo».
Un nome dunque ricco di significati: «Nel sogno di papa Innocenzo III, Francesco sorregge l’architrave della Chiesa di San Giovanni in Laterano», ricorda padre Poiana. Quasi una profezia per oggi. E una necessità di allora e pure dei giorni nostri, visti i guai che attraversa la Chiesa. Padre Flaviano, guida dei Cappuccini nella Chiesa di San Leopoldo, sposta ancora più in là la riflessione: «Francesco era uomo del dialogo e dell’incontro. Lui ha cercato l’Islam nel campo del Sultano. E per il nuovo pontefice anche questo è un compito grave che avrà da subito».
Insomma, come sarà questo Pontefice sudamericano? «Sarà amante della tradizione, ma non schiavo della tradizione. E su questo costruirà un cambiamento profondo», si dice convinto padre Poiana. «Della sua storia argentina tutto dice che sarà un Papa più pastore che dottore della fede, non un uomo di dure prese di posizione ma di comprensione». E padre Flaviano: «Porterà la Chiesa alla sorgente. Eppure, ci si può chiedere: perché hanno scelto uno di 76 anni e non uno giovane, con vigore anche fisico. Perché alla fine è la spiritualità che cambia la Chiesa degli uomini. Non il contrario».

Corriere del Veneto

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