Il tappeto infinito di Stingel

aprile 7, 2013

La prima volta fu nel 1991, alla Galleria Daniel Newburg di New York. Rudolf Stingel aveva ricoperto il pavimento con una moquette arancione. Due anni dopo, alla Biennale di Venezia, fu la volta di un tappeto dello stesso colore ma attaccato al muro. Non si era ancora avventurato, Stingel, a foderare un intero edificio, con quello che nel tempo è diventato il suo oggetto-feticcio.
E’ successo a Venezia, dentro Palazzo Grassi. Qui Monsieur Pinault lo ha invitato a concepire in totale libertà un’opera. E lui, dopo due anni di ricerca e tre settimane di allestimento, gliene ha creata una con 7500 mq di moquette. Un’opera avvinghiata a pavimenti e pareti, su cui è reiterata l’immagine di un tappeto, di foggia orientale e piuttosto logoro.
Un’opera che è anche la più importante monografica su Rudolf Stingel realizzata in Europa. Un’enorme installazione che ruba il fiato, felpa i passi, ferma il tempo, vibra al tatto, colma la vista. «Una potente esperienza sensoriale», la definisce Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi, che da oggi la apre al pubblico fino al 31 dicembre.
«E’ un duplice omaggio – sottolinea Elena Geuna, che ha strettamente lavorato con l’artista altoatesino – Rinvia alla tensione verso oriente della Serenissima nel suo massimo fulgore e si rifà alla famosa foto dello studio di Freud coperto di tappeti». Dunque un capogiro mitteleuropeo, là nella Vienna che ha accolto Stingel a studiare, prima di trasferirsi a New York (ieri è arrivata pure la sua gallerista Paula Cooper), città che divide con Merano.
Ma il rimando a Freud è anche il viaggio nei gironi dell’inconscio, tra echi e rimozioni, presenze fantasmatiche e rigurgiti di morte. Per questo, sulla tappezzeria che unisce alto e basso, visioni e cammino, si alternano più di trenta opere pittoriche. Sono le grandi campiture rilucenti argento del primo piano, create apposta per questo progetto. E sono quelle piccole tele, di bianco e di nero, che rifanno ad olio vecchie foto e riproduzioni di santi e di martiri, dettagli di statuine lignee, crocefissi e madonnine, antiche, volti eterei, compassati o sorpresi dall’estasi.
In due casi, ci riporta invece alle immagini del reale. Il volto del suo amico ed artista scomparso Franz West campeggia in una sorta di salone d’onore, che si apre nel labirinto di moquette. E l’autoritratto, quasi nascosto in un angolo dell’atrio, lo sguardo abbassato che sembra subire il peso della memoria. Due tele di grandi dimensioni, dipinte ad olio su impronte fotografiche. Ed entrambe in balia di schizzi, abrasioni e macchie di bicchieri posati sopra chissà quando e chissà da chi, come pieghe di vissuti e di altre storie.

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: