La luce poetica di Rotelli

aprile 7, 2013

«Una ghianda di luce»: cita Ezra Pound, per descrivere cosa sta preparando per l’inaugurazione di Incroci di civiltà. Marco Nereo Rotelli è un virtuoso delle installazioni di luce. Dunque, la citazione non sorprende. «Ma questa è la prima volta in uno spazio chiuso – dice – per questo l’immagine di Pound è perfetta». L’immagine di un poeta. E con la voce di un poeta realizzerà la sua performance. E’ il siriano Adonis, il cucitore di liriche da una riva all’altra del Mediterraneo. Succederà il 10 aprile, all’Auditorium Santa Margherita di Venezia. Alle 18, il rettore dell’Università Ca’ Foscari Carlo Carraro e il sindaco Giorgio Orsoni daranno il via alla nuova edizione del festival di letteratura veneziano, diretto da Pia Masiero. E dopo la consegna del premio Bauer Ca’ Foscari, da parte di Francesca Bortolotto Possati, la voce in arabo di Adonis ci porterà in viaggio tra Venezia, Il Cairo, Napoli e Beirut.
Il suono e la catarsi della sua lingua diventeranno parole che Marco Nereo Rotelli scriverà su pergamena. Poi i fogli passeranno nelle mani di cinquanta giovani dell’Università. Di fondo, il jazz di Francesco D’Errico. «La jam session è la cifra del mio linguaggio artistico», sottolinea Rotelli. «L’auditorium si trasformerà in una sorta di perla».
Architetto veneziano, da anni è impegnato in quella ricerca sul rapporto tra luce e poesia, che tanto ha incantato Harald Szemann. E’ del 2000 il gruppo ArtProject, composto da artisti e architetti, con cui realizza molti progetti di installazioni urbane, tra cui l’evento per Incroci di Civiltà. Sono decine i suoi interventi, «l’ultimo a Chicago – ci racconta – Metto insieme ballerini, poeti, musicisti, artisti: inseguo l’opera totale. So che è un sogno impossibile, ma è un dovere per un artista provarci».
Dice Rotelli che per l’happening di Venezia «non poteva che essere Adonis» ad accompagnarlo. Dopo il carcere nel 1955 per la sua attività politica, il poeta siriano dapprima si rifugia in Libano e poi raggiunge Parigi, dove insegnerà a lungo alla Sorbonne. La sua è stata definita una «poesia dei luoghi», quelli che punteggiano il paesaggio di tragedie e di bellezze del Mediterraneo. Rotelli legge un appunto di Adonis,  un brandello epistolare preparando il 10 aprile: «In un momento di fermento che vive il lato orientale del nostro comune mare, questa dev’essere più che un’azione artistica. L’arte può trasformare la lontananza in vicinanza». La voce del poeta siriano e la scrittura di luce dell’architetto visionario tenteranno di farci pensare, più che stupire. Allora, Rotelli cita un altro suo amico, Daniele Del Giudice: «la luce dalla parola porta sempre un’ombra a fianco, che fa riflettere».

Corriere del Veneto

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