Bastano 5 euro per salvare la cultura

aprile 17, 2013

Un festival indipendente di arti interattive, congegni sensoriali e alterazioni visive. Il Toolkit Festival dà a Venezia un’aria metropolitana. Tre giorni (9,10 e 11 maggio) e tre locations (Officina delle Zattere, Palazzo Malipiero e Centro Espositivo Sloveno), un open call che ha attirato l’attenzione di 200 creativi di 34 paesi del mondo e 15 selezionati.
Il fatto è che, giunto alla terza edizione, questo piccolo gioiello ideato e curato da Martin Romeo (borsista alla Fondazione Bevilacqua La Masa), si è trovato senza fondi. «Saltati alcuni sponsor – ci racconta Claudia Zini, del team di produzione – non trovando ancora una sponda nell’industria tecnologica che potrebbe ‘naturalmente’ fare da incubatore, abbiamo deciso di ricorrere al crowdfunding».
La ricerca on-line di micro-finanziamenti è diventata necessaria, in tempo di crisi. Come funziona? La cosa è piuttosto semplice: si sceglie in internet una piattaforma, si carica un video di presentazione e si lancia la raccolta. Dai 5 euro in su. Il sistema è via paypal, ma la somma viene addebitata solo se si raggiunge il traguardo prefissato, in caso contrario nessuno perde nulla. Di solito, per ogni quota si prevede una ricompensa, un gadget, un oggetto: più sono simpatici e appetibili, più attireranno l’attenzione.
Nella pagina del Toolkit su Indiegogo, ad esempio, l’obiettivo è di raccogliere 5 mila euro, ma sarà ben difficile, essendo partita molto a ridosso. Ma loro ci provano. Chi versa 75 euro, ad esempio, può godersi un tour in città accompagnato in barca da veneziani. Ai 100 euro, scatta l’ospitalità, stile couchsurfing, il social dei divani. Ai 300 c’è pure una cena di pesce a casa loro. Per rilanciare la raccolta, intanto, il 19 aprile a Palazzo Malipiero faranno un ‘fundraising party’, come si dice in gergo.
Balzato alle cronache per lo straordinario successo ottenuto durante la campagna di Obama, il crowdfunding ha ormai messo piede anche in Italia. E il caso del Toolkit non è unico neanche in Veneto, che vede decine di progetti alla ricerca di anonimi finanziatori. Il più famoso è il caso del Padiglione Italia per la prossima Biennale di Venezia. Per allestire la mostra vice versa, il curatore Bartolomeo Pietromarchi, non potendo contare solo su risorse ministeriali, si è lanciato in rete e ha già portato in cassa oltre 90 mila euro. Le quote vanno da 5 euro a 10 mila. In cambio, si ricevono cataloghi, stampe, numerate e firmate, biglietti per l’inaugurazione. Il tutto passa sul sito http://www.viceversa2013.org, attivo fino a 15 giorni prima che apra la mostra.
In questo caso parliamo di grandi budget. Naturalmente, più famoso, visibile e credibile è l’organizzatore dell’evento, più possibilità ha di raggiungere l’obiettivo. Tuttavia, per la maggior parte sono realtà medio-piccole, soprattutto festival e produzioni indipendenti. E qui funziona il passaparola e i social-network.
Molto attivo in rete, ad esempio, è un altro caso veneziano, il progetto Sala travaglio di Questa Nave che gestisce il teatro Aurora a Marghera, che punta a 3 mila euro. Su questa strada parte ora anche un altro festival off, il vicentino Entrata di emergenza: «Stiamo scegliendo la piattaforma – ci conferma Giulia Galvan – se solo italiana o solo inglese o entrambe, perché da questo dipende visibilità e pubblico. Ma credo sia l’unico modo per restare indipendenti». Entrata di emergenza scandaglia con performance, musica ed installazioni la Vicenza degli interstizi urbani e l’archeologia industriale del quartiere San Felice.
Non mancano esempi di successo. Come El gallo rojo, una delle migliori etichette musicali della scena jazz, con base a Vittorio Veneto. Dal 2005 ha prodotto 54 album e per festeggiare ha realizzato una raccolta di musiche originali scritte ed eseguite dai 15 membri della crew. Per sostenere le spese di registrazione, mixaggio, mastering e stampa, hanno utilizzato la piattaforma “Produzionidalbasso” raccogliendo i 3 mila euro di cui avevano bisogno, grazie a 154 micro-finanziatori.
Lo stesso ha fatto un gruppo di ragazzi tra i 14 e i 18 anni di Rovigo, studenti al Liceo artistico Bruno Munari di Castelmassa. Avevano bisogno di 280 euro per continuare a pubblicare lo storico foglio d’istituto, la Massa. L’idea è piaciuta è il progetto è andato in porto. Altri adolescenti, a Mussolente, in provincia di Vicenza, stanno ora cercando finanziamenti su Eppela per una post-produzione cinematografica. Sostenuti dalla onlus Movie’s Geyser di Bassano del Grappa, sono diventati un caso nazionale per aver girato un film contro la violenza sessuale, mietendo un gran successo su Youtube. Sempre un film, sta mettendo in piedi William Carrer di Preganziol (Tv), Venezia Impossibile, che ha incassato (su Starteed) 1700 euro sui 15 mila cui mirava.
Solo per avere un’idea, la piattaforma Eppela ha finanziato nel giro di un paio d’anni una sessantina di progetti dai 5 ai 15 mila euro. «Qui approdano molti progetti piccoli e medi e di recente molti arrivano proprio dal Veneto – racconta Alessandro Del Ministro, del team che fa base a Lucca – Noi moduliamo un intervento molto leggero di selezione e sostegno, tutto dipende dalla capacità dei promotori. Per questo, alla fine, il crowdfunding unisce qualcosa di molto democratico e insieme di molto meritocratico».

Corriere del Veneto

 

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