Correr Wunderkammer

Si dice che la Civetta e altri animali la usasse Maria Antonietta, come fermaglio di bracciale e spilla. E’ un cammeo del II secolo a.C., applicato su una montatura ottocentesca di oro, smalto e brillanti. Arrivato alla collezione privata di Teodoro Correr, è rimasto nascosto fino ad ora. Allo stesso modo sono rimasti chiusi centinaia di altri oggetti preziosi, tele, monete, statuine, arazzi e pale. «Molti uscivano solo per il restauro e poi ritornavano chiusi a chiave», ammette Andrea Bellieni, conservatore dei preziosi fondi.
Un tesoro, che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha voluto tirar fuori – almeno in parte – dal buio dei magazzini, trasformandoli in una Wunderkammer permanente. Un vero e proprio gabinetto delle meraviglie, che da oggi si apre al primo piano del Museo Correr, lungo nove sale. Stiamo parlando di 300 pezzi d’arte, 260 dei quali si mostrano al pubblico per la prima volta. Un tuffo nello stupore, reso possibile da «un lavoro silenzioso, di cura, studio e recupero continuo», sottolinea Bellieni, che ne ha curato l’allestimento.
Cuore di questo percorso è la sala dei dipinti. Si tratta dei Carpaccio recentemente scoperti ed attribuiti alla sua firma, un disegno di Duerer, un piccolo, inedito e rosso Lorenzo Lotto, uno sconosciuto e splendido Ritratto di Fernando d’Avalos, che la tradizione – poi smentita – voleva persino per mano di Leonardo da Vinci.
Proprio sulla vicenda dei tre Carpaccio, il Museo Correr rivendica il suo essere meta di studiosi e specialisti, sede di una biblioteca i cui libri sono già di per sé oggetti d’arte e custode di decine di tele ancora da valutare e a cui attribuire paternità. Così, dopo un’operazione di restauro, è comparsa sulla Madonna con il Bambino la firma inequivocabile di Vetor Scharpaco Opv. E, ancora, è solo di pochi mesi fa, la riscoperta (grazie a Giorgio Fossaluzza) di una magnifica Pietà (databile tra il 1487 e il 1490). Sul terzo, infine, il Ritratto del doge Leonardo Loredan (1505 circa) gli specialisti ormai non hanno dubbi.
Ma se questa è la camera d’oro, tutto attorno si aprono sale che in realtà sono mondi d’arte e di storia sociale. E’ la Venezia medievale, con le sue croci in quarzo e un ricciolo di pastorale, in rame inciso e dorato, commissionato a Limoge nel XIII secolo. Si alza lo sguardo e si incontrano due arazzi, tessuti ad Arras o nelle Fiandre, dove si rincorrono angeli musici e santi, in tessitura millefiori, che servivano ad incantare le monache cui erano destinati. E’ la Venezia della raffinatezza cosmopolita, dove non potevano mancare miniature bavaresi, cofanetti di avorio e legno, bruciaprofumi e candelieri dall’Egitto e dall’Iran.
Un trionfo di lusso e meraviglie, scandito da coppe e cofanetti, collezioni di monete e gemme dall’antichità, reliquiari in smalto ed argento, macchinosi orologi da tavolo in bronzo dorato. E poi il Rinascimento della maiolica, il famoso Servizio Correr dipinto da Nicola da Urbino con scene mitologiche e allegorie d’amore. I bronzetti di Tiziano Aspetti e Alessandro Vittoria e le xilografie, magnifiche come La sommersione del faraone nel mar Rosso di Tiziano Vecellio, realizzate quando la Serenissima era capitale in Europa dell’editoria e della stampa.
Teodoro Correr viveva in una Wunderkammer, forse senza rendersene conto, almeno per i nostri canoni contemporanei. Era abbagliato dal gusto del tempo e dal suo lussuoso way of life. Ora il suo mondo è diventato una sorta di prologo «per una museografia rinnovata – sottolinea la direttrice della fondazione, Gabriella Belli – Nel giro di due o tre anni qui si semplificheranno percorsi e si restituiranno sguardi nuovi». Si potrà entrare in un nuovo grande Correr.

Corriere del Veneto

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