culture

Tàpies nel Fortuny illuminato

Per la prima volta dopo un secolo e mezzo, il primo piano nobile di Palazzo Fortuny è inondato di luce. Già nelle immagini d’archivio del 1890 e del 1920 molte delle finestre si vedono ostruite per reggere l’urto del tempo. Oggi, le eptafore, cioè i sette finestroni, risplendono, grazie a tre anni di cantiere per restaurare l’intera facciata dell’edificio. Da quella nuova fonte di luce, anche l’esposizione in corso su Antoni Tàpies, in occasione della Biennale, assume un carattere ancora più fascinoso. Continua a leggere

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culture, politica

Venezia, Evita in Biennale

Indici di gradimento bassi, proteste di strada e un malcontento sociale gonfiato con la velocità di un’inflazione a due cifre hanno una cura. E si chiama Evita Peron. In Argentina, la regina dei descamisados serve ancora, proprio nel momento in cui l’opposizione accusa la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner di mettere a rischio l’autonomia della magistratura, aprendo l’ennesimo fronte di scontro.
Scomparsa 61 anni fa, nel 1952, Evita è ancora materia incandescente. Ed è anche un capitale politico da spendere in modo oculato. La moglie del defunto Néstor Kirchner si è sempre presentata quasi in simbiosi con l’icona popolare peronista. Tanto da imporsi su un’opera d’arte per la Biennale di Venezia che rischiava di diventare un affare di Stato. Finché Cristina non ci ha messo l’ultima parola. Continua a leggere

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culture

Don Caputo contro Marc Quinn

«Ci ha lasciato tutti sorpresi», dice don Gianmatteo Caputo. Il riferimento è ad Alison Lapper, l’enorme installazione di Marc Quinn, sul sagrato della Basilica di San Giorgio. Dice «sorpresi», ma forse vorrebbe dire arrabbiati. In Patriarcato sembra girare un forte imbarazzo per quella donna focomelica, nuda, le gambe delicatamente aperte, priva di braccia, lo sguardo verso San Marco.
«L’impatto è forte, in molti sentono disagio – prova a spiegare il direttore dell’Ufficio Beni culturali – E comunque non si capisce il senso». In molti, insomma, si sentirebbero smarriti passando di fronte a quella figura di donna. Continua a leggere

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culture

Quinn choc

Alison Lapper è incinta. Seduta nuda, il volto girato verso San Marco, sfodera una bellezza quasi altera, sostenuta da tutta quell’aria che la tiene in tensione. Anche Thomas Beatie è colto nel momento della sua gravidanza. In piedi, di marmo bianco, il suo ventre prominente su cui appoggia le mani e il suo sorriso dietro un filo di barba. La prima è una donna focomelica, la seconda ha interrotto solo per nove mesi la sua transizione al maschile, per dare alla luce il suo bambino.
Sono i corpi di Marc Quinn. Quelli che la Fondazione Cini sta ospitando a Venezia, nell’isola di San Giorgio (fino al 29 settembre), assieme a conchiglie giganti di bronzo, fiori inverosimili, feti di marmo e sfondi di carne cruda. Continua a leggere

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culture, società

Vigilia di Biennale

Niente stravaganze. Non ci sono pinguini d’autore o chincaglierie sensazionali in giro per la città. E’ pur vero che ancora mancano due giorni all’inaugurazione e tutti sono indaffarati ad allestire. Ma la città rivela finora pochi indizi per ricordarci che siamo alla vigilia di una Biennale d’arte. Attorno all’edizione n.55 sembra prevalere la sobrietà. Persino lo scheletro dell’imbarcazione sospesa da una gru, del cinese Mi Qiu, sui tetti di San Stae, si preannuncia semplicemente sorprendente. Per ora, di United cultural nations, l’evento a latere ospitato da Palazzo Bacchini delle Palme, campeggia solo un’enorme gru. Continua a leggere

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culture

Baryshnikov, ritratto di danza

«Quando penso a Venezia, il primo ricordo è uno spettacolo con Carla Fracci, credo nel 1975. Pioveva». Mikhail Baryshnikov indossa un paio di occhiali con lenti leggermente scure. E si vedono i guizzi dei suoi occhi grandi ed azzurri. Ogni tanto apre un sorriso, come per quell’aneddoto: «Ricordo Piazza San Marco piena di gente in silenzio, sotto gli ombrelli. Il palcoscenico era sconnesso e scivoloso. Avevo una tale paura, del tipo “Morte a Venezia”…Però l’emozione di ballare in quella piazza era incredibile».
E a Venezia ora è tornato, ma nella veste di fotografo, che ama narrare attraverso le immagini il mondo della danza. Continua a leggere

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culture, società

Il padiglione degli internauti

Il popolo di internet, alla Biennale di Venezia, ha pure un padiglione nazionale, anche se non ufficiale. E i suoi curatori si aggirano alla Digital Week, in corso all’Università Ca’ Foscari. L’idea è venuta nel 2009 a Milos Manetas, visionario artista greco e globe-trotter incontenibile, affascinato più che dalla tecnologia, dalla relazione inquieta e a volte inquietante che c’è tra l’umano e il mondo virtuale.
Due Biennali fa, Manetas aveva trasformato il Padiglione in una base della Pirate Bay, una zona temporaneamente libera, un vero flusso di creatività, considerato però dalle istituzioni un passo fuori dalla legalità, che così gli hanno tolto l’appoggio ufficiale. Continua a leggere

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