Venezia, Evita in Biennale

Indici di gradimento bassi, proteste di strada e un malcontento sociale gonfiato con la velocità di un’inflazione a due cifre hanno una cura. E si chiama Evita Peron. In Argentina, la regina dei descamisados serve ancora, proprio nel momento in cui l’opposizione accusa la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner di mettere a rischio l’autonomia della magistratura, aprendo l’ennesimo fronte di scontro.
Scomparsa 61 anni fa, nel 1952, Evita è ancora materia incandescente. Ed è anche un capitale politico da spendere in modo oculato. La moglie del defunto Néstor Kirchner si è sempre presentata quasi in simbiosi con l’icona popolare peronista. Tanto da imporsi su un’opera d’arte per la Biennale di Venezia che rischiava di diventare un affare di Stato. Finché Cristina non ci ha messo l’ultima parola.Sono giorni di inaugurazioni nella grande kermesse d’arte lagunare. Qui l’Argentina vanta un padiglione appena restaurato, un grande magazzino dell’antico Arsenale, avuto in concessione ventennale. E l’opera, appunto, una grande e raffinata installazione di Nicola Costantino, giovane artista di Rosario, è tutta dedicata ad Evita.
Rapsodia inconclusa si doveva chiamare, «riferimento al risvolto così romantico della sua figura e ad una vicenda umana, politica, storica tutta aperta», come spiega il curatore, Fernando Farina. E invece, alla fine, si è scelto di intitolarla Eva-Argentina. Una metafora contemporanea.
«Decisione della Presidenta, presa d’accordo con l’artista», ci ha raccontato ieri più di una voce autorevole al padiglione. E confermata, peraltro, dalla stessa Cristina in video-conferenza dal Museo del Bicentenario, mentre in contemporanea a Venezia tagliava il nastro il suo vice Amado Boudou, alla testa (assieme al ministro degli esteri, Héctor Timerman), di una delegazione-torpedone di decine di assistenti, artisti, funzionari impettiti.
«Abbiamo deciso di chiamarla così», ha voluto sottolineare via skype la presidenta, come fosse una normale decisione politica, mentre snocciolava i successi della decada ganadora, il decennio vincente guidato da lei e dal suo defunto marito, Nestor.
Una dimostrazione di grandezza dovuta proprio al valore politico di Evita, oggetto dell’installazione. Tanto più delicata, per il fatto che Nicola Costantino ne ha realizzato un magnifico ritratto intimo, umano, interpretandola lei stessa in video sincronizzati mentre è a casa o sta lavorando o si spoglia nella sua camera o indossa l’abito Dior con cui rifulge di bellezza.
Se mai nessuno si era azzardato fare di Evita un oggetto di arte contemporanea (che non fossero film o musical, spesso poco riusciti), tanto meno qualcuno si era azzardato a coglierla in quella sfera di intimità. «Su di lei si scontrano bande ideologiche – ha raccontato a Lettera43 l’artista – oppure è solo mito ed icona pubblica. Santa o prostituta, da amare o da odiare: io invece volevo aprire delle domande e usare un registro d’arte».
L’operazione sembra riuscita. Anche quando mette in scena un busto metallico, che si muove guidato da un motore, come una falena impazzita: si dice che per l’ultimo giro in macchina tra la folla con Perón, ad Evita avessero fatto indossare sotto l’abito una struttura metallica, per tenerla in piedi tanto era malata. Una storia che gira da sempre in Argentina, ma che la versione ufficiale ha sempre negato. «E’ come se fosse quello il suo ultimo vestito, una metafora di tutti i miti attorno a lei, ma anche la sua forza e determinazione», ci ha detto Costantino. E le ha fatto eco la presidenta da Buenos Aires, quasi identificandosi: «Mi spiace non essere là per vederlo, quel busto».
Di Evita, alla fine, resta una presenza fantasma, rappresentata da un tavolo di sala operatoria, colmo di ghiaccio, «le lacrime del popolo» al suo multitudinario funerale. Forse troppo evanescente, come finale, devono aver pensato alla Casa Rosada. Così, hanno aggiunto – facendo perdere un po’ di forza poetica all’installazione – alcuni video-documentari dagli archivi storici. Un po’ pedagogici, ma che fanno ritornare Evita nell’agone politico attuale.

Lettera43

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