Tàpies nel Fortuny illuminato

maggio 31, 2013

Per la prima volta dopo un secolo e mezzo, il primo piano nobile di Palazzo Fortuny è inondato di luce. Già nelle immagini d’archivio del 1890 e del 1920 molte delle finestre si vedono ostruite per reggere l’urto del tempo. Oggi, le eptafore, cioè i sette finestroni, risplendono, grazie a tre anni di cantiere per restaurare l’intera facciata dell’edificio. Da quella nuova fonte di luce, anche l’esposizione in corso su Antoni Tàpies, in occasione della Biennale, assume un carattere ancora più fascinoso.Condotto dalla società Lares, con la consulenza del team di Franco Pianon, il restauro è stato finanziato dalla legge speciale, per un importo pari ad 811 mila euro. «Un modello di intervento – rivendica Alessandro Maggioni, assessore ai lavori pubblici – Primo, per la collaborazione tra Fondazione Musei, Sovrintendenza e Comune. Secondo: il cantiere è rimasto aperto, senza che il museo chiudesse nemmeno un giorno».
Era il 1949, quando Ca’ Farsetti lo riceve in dono, alla morte di Mariano Fortuny. Ne entra in pieno possesso solo nel 1965, quando scompare anche Henriette Nigrin, la compagna del geniale scenografo. Bisognerà aspettare altri dieci anni per vederlo aperto al pubblico. Palazzo Pesaro Orfei si chiamava fino ad allora: era stato infatti Benedetto Pesaro, a metà ‘400, a volerlo costruire.
Sono ancora visibili le tracce degli intonaci di allora, di colore ocra, rosso e blu. Ora, ovviamente è rimasto ben poco, soprattutto sotto grondaia, salvato dal tempo e dalle intemperie. Donata Cherido, una degli architetti di Lares, spiega come la facciata sia stata ripulita «senza calcare troppo la mano, per conservare l’atmosfera un po’ decadente».
Il lavoro più pesane è stato comunque «la messa in sicurezza, in particolare di balconi, balaustre e finestre: quest’ultime sono state così aperte, togliendo tutte le puntellature e le occlusioni». E, infine, sono stati eliminati gli elementi in ferro “di tenuta” che, «arrugginiti avrebbero potuto far scoppiare la muratura», precisa l’architetto, sostituendoli con altri in acciaio inox.
Un lavoro complesso e delicato, hanno sottolineato tutti, che «riconsegna uno dei palazzi più seducenti della città», come lo ha definito Walter Hartsarich, presidente della Fondazione Musei Civici. Un’operazione peraltro che si ricollega all’onda lunga di rilancio dei Civici. La direttrice, Gabriella Belli, ricorda la tabella di marcia: «Abbiamo appena messo a punto il completo ridisegno di Ca’ Pesaro. Il 5 luglio riapre Palazzo Mocenigo, mentre partono i cantieri alle Conterie di Murano». E l’anno prossimo? «Il Correr avrà la priorità. Intervento complesso, ne sto discutendo con i nostri curatori, studiando, incontrando esperti. Alcune linee-guida: ripensare i percorsi, rivedere gli spazi, aprirne altri per le temporanee e per la parte storica del Risorgimento. Insomma un museo vitale, curioso, formativo, nuovamente attrattivo».

Corriere del Veneto

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