«Abbi solo fiducia in te stesso»

Il panama e gli occhialini neri. La voce flebile da bambina ottantenne. Yoko Ono è un’icona globale. E ieri ha ricevuto l’abbraccio dello Iuav, a Venezia, in un’affollatissima aula Tafuri, a Palazzo Badoer. L’occasione è stata il lancio della Fondazione Bonotto, creatura della famiglia di imprenditori tessili vicentini (Luigi e i figli Giovanni e Lorenzo), proprietari della più grande collezione Fluxus che ci sia al mondo. Di quel movimento, Yoko Ono è una delle star. «Non abbiate paura dell’età che avanza, si vedono cose impensabili», dice. Una di queste, racconta, è il fatto di non essere l’autrice assoluta di un’opera. «Faccio opere non-finite, perché chiedo sempre al pubblico di completarle – sottolinea – Alla mia età ho scoperto la partecipazione, la gioia di vedere un’opera crescere e cambiare».
Allo Iuav il clima era da grande evento. Maria Luisa Frisa e Carlo Magnani hanno fatto gli onori di casa, «orgogliosi di essere al centro di visioni, tra arte, territorio, impresa, università». Una rete che ha avuto in Cristiano Seganfreddo, e la sua Fuoribiennale, un’accurata regia.
A Venezia una sua opera Yoko Ono l’ha lasciata anche ieri. Un’installazione: I’ll be back. Tornerò. Omaggio al futurismo. Ritorno al 1909. La pagina di Le Figaro, l’irruzione dell’audacia, del coraggio e del modernismo della Marinetti&Co. E lei, che di altri anni ruggenti e folgoranti è stata volto e voce, gioca con sottile ironia. Su un tavolo appoggia dentiera, occhialini-Lennon e grucce. La vecchiaia, la lentezza, la vista da coprire dalla luce accecante.
Per Fluxus tutto poteva diventare arte. Ma in che punto dobbiamo porci, per capire se una cosa è arte oppure no? Lei, imperturbabile, ce lo ha spiegato così: «Quando un oggetto è definito arte da chi lo ha fatto, allora è arte. Uno potrebbe anche dire: “Tutti dicono che questa cosa è arte, ma io penso sia un cane”. E non cambia niente». E così si torna a Fluxus, «le cui radici affondano nel dadaismo, in Duchamp e nella pratica della libertà – ci racconta Yoko Ono – E se quel movimento è stato ai margini dell’art business è perché è sempre stato contro il mercato».
Venezia sembra esaltare l’artista nippo-americana: «Una piccola città, ma dove si incrociano tutte le cose importanti. Preservate questa atmosfera», si appella al suo pubblico che la applaude e la ascolta in religioso silenzio. Le chiediamo: ma questa città riesce ancora ad ispirare gli artisti? «Facevano la stessa domanda 50 anni fa e la rifaranno fra altri 50». E che cosa consiglierebbe Yoko Ono ad un giovane agli esordi della sua carriera d’artista? «Abbi solo fiducia in te stesso».

Corriere del Veneto

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