Il boom degli ambulanti. E degli imprenditori stranieri

giugno 12, 2013

Se si misurasse lo stato di salute dell’economia veneziana dal tasso di mortalità delle imprese, sarebbe una batosta. «Tra i dati peggiori a livello nazionale», commenta amaro Roberto Crosta, segretario generale della Camera di Commercio. Negli ultimi 15 mesi hanno cessato di esistere 8616 imprese, di cui 2026 nei soli primi tre mesi di quest’anno. Se si tolgono quelle nate nel frattempo, si calcola che ne siano andate perdute definitivamente 2332.
Eppure, «un simile dato sconfortante, dentro una crisi di queste proporzioni e di questa natura, non ci dice tutto», precisa Crosta. «Bisogna valutare tutti i segnali, anche contraddittori, le dinamiche e i cambiamenti». Un esempio? La forte tenuta del turismo, l’avanzata delle imprese di green economy ed immateriali, il dato positivo del turismo e dell’export, alcuni distretti-modello, come le calzature della Riviera e la meccanicadel Veneto Orientale. Insomma, è tutto il quadro in movimento.
Uno dei dati che più balza agli occhi è il settore del commercio. Un buon osservatorio, questo, sulla crisi che morde i consumi delle famiglie e dei singoli. Il settore continua a coprire in provincia uno zoccolo di quasi un terzo delle imprese (il 27%), anche se ha sofferto una contrazione dell’1,3%. E’ nel comparto del dettaglio che si notano le variazioni più interessanti. In questo caso, sembrano cambiare le abitudini dei consumatori, che si rivolgono sempre di più a bancarelle, mercatini ed internet, per trovare offerte e maggiori risparmi. E il mercato ha reagito. Così, tra il 2009 e il 2012, gli ambulanti sono diventati 202 in più, 80 solo l’anno scorso. Un trend in crescita, soprattutto per quanto riguarda tessuti, articoli tessili per la casa ed abbigliamento (+10,2% di imprese), oltre a calzature, pelletterie e bigiotteria (+6,6%). «Un vero e proprio boom», sottolinea Crosta.
Un dato positivo sotto tutti i punti di vista: «Diventa un buona opportunità di investimento, ma è anche occasione per rivitalizzare centri storici e piazze», commentano al Centro studi, condotto da Laura Osgualdo, che ha raccolto ed elaborato i dati.
Anche il commercio in internet e per corrispondenza, invece, ha visto crescere nel veneziano i propri imprenditori, passati dai 65 del 2009 ai 125 di fine 2012.
Tra i più intraprendenti, gli imprenditori di origine straniera, le cui attività rappresentano il 30,7% del settore commerciale. Nell’ultimo anno, le loro nuove imprese hanno segnato un +10,1%, pari a 1798 unità, per la maggior parte con passaporto bangla, cinese ed albanese. Potrebbero essere loro anche i protagonisti del boom del dettaglio ambulante? «E’ possibile – dice Osgualdo – ma è difficile dirlo con sicurezza».
L’attivismo d’impresa coinvolge tutti i comparti: nel territorio provinciale si contano in 5861 unità, l’8,5% del totale. E con tassi di incremento positivi in qualunque ramo, dalla ristorazione (+11,7%) all’agricoltura (+9,1%) ai servizi alle persone (+12,2%).
Sono loro che trascinano il sistema imprenditoriale veneziano, a fronte di una moria che ha colpito anche le aziende a conduzione femminile (che pure rappresentano il 23% del totale) e quelle di giovani, pari all’8,8%, ma in calo su tutti i settori.

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