La danza di Giuseppe, Carla, Bruna, Michelangelo. E Virgilio Sieni.

Li vedremo come uno sciame muoversi in qualche campo. Veneziani anonimi, ragazzini under 15 e adulti over 60, coppie di madri e figli. E persino un gruppo di merlettaie di Burano. Tutti protagonisti della Biennale Danza che per tre giorni, dal 28 al 30 giugno, entrerà nei pori della città, sotto la regia di Virgilio Sieni. Sette «pratiche» diverse, come traduce lui la Biennale College di Paolo Baratta: formazione, creazioni, studi di performance, incontri con musicisti e filosofi.
Più di 100 persone (50 non professionisti e 69 danzatori) e 4 campi coinvolti (S.Stefano, S.Maurizio, S.Angelo e Campo Novo dei Morti), oltre a Ca’ Giustinian, Teatro La Fenice, il Conservatorio, Viale Garibaldi. «Così cerco di dar vita alla mia idea di città», spiega Sieni.
Il maestro fiorentino inaugura il suo triennio di direzione, portando corpi di sconosciuti e di professionisti, assieme, in campi, androni, corti e cortili. «Voglio far dialogare la danza e la città», dice lentamente e muovendo i suoi occhi azzurri. E magari contaminare questa disciplina d’arte, che potrebbe sembrare altera e lontana, con la quotidianità delle persone che la abitano.
C’è chi, come Giuseppe, «semplicemente adoro la danza». Così dice questo imprenditore di 66 anni. Lo si vede roteare, sotto lo sguardo del maestro che lo incita e lo aiuta a seguire i movimenti. Viene da Trebaseleghe. Da due settimane raggiunge il training all’Arsenale, assieme a sua moglie Bruna, 63. «Era finita la stagione del nuoto. Volevo tenermi in forma», se la ride lei sotto la sua chioma bianca. Carla (62) vive a Mestre e quello che la attrae «è il caos apparente che poi diventa rigore». «Il lavoro con i loro corpi è bellissimo – sottolinea Sieni – In 15 minuti dovranno memorizzare centinaia di gesti e sincronizzarli: per loro significherà in quel momento cadere letteralmente in un altro mondo».
Sorprese sono pure delle quindicenni, che pur venendo dalla scuola di danza Kairos, si dicono «sorprese di poter ballare a fianco di persone così grandi», se la ridono con gli occhi sgranati. Li potremo ammirare, tutti e 32, in Campo San Maurizio (il 29 giugno alle 22 e il 30 anche alle 18.30).
Poi ci sono le 11 coppie di madri e di figli, che si esibiranno da sole alle Gaggiandre (il 28 alle 19.30) e in Campo Pisani (il 29 e il 30 alle 12). E’ il caso di Cristine e Valentina. Vivono alla Giudecca, la mamma di origine brasiliane lavora in una scuola media. Valentina, undicenne, sorride e si lascia trasportare da carezze, prese e allontanamenti della madre. Un dialogo che diventa singolare per ogni coppia: c’è chi ha un legame fisico ancora forte e chi si è separato da tempo dalla figlia, trasferitasi da Udine a Mestre per studiare. Storie normali. «Ma che riscrivono una sfera di intimità – racconta Sieni – La danza aiuta a misurare i gesti, ad ascoltare il corpo, il sudore e anche le lacrime. Ognuno si deve adattare all’altro. La coreografia la costruiamo assieme».
Come nel caso del piccolo Michelangelo. Otto anni, paffuttello, veneziano doc, è lui che ad un certo punto propone al maestro dei passi di balli esotici. Glieli mostra, ma guai a chiedergli di rifarli: «Mi dispiace – dice perentorio – Non posso ripeterlo». C’è anche chi si orienta con una mappa di citazioni musicali, da Mina a Patty Pravo, come piace a Giampietro, sessantenne, ex-bancario per necessità, «ma la mia vita sarebbe stata lo spettacolo», chiarisce subito.
Veneziani (e veneti) che si sono lasciati sedurre da Sieni e dalla sua idea di “trasmissione”, di gesti e di saperi, da un corpo all’altro, da una generazione all’altra. A Venezia è possibile: «Sono entrato nella Chiesa di San Zaccaria – racconta – e ho visto la Madonna con il bambino. Il piedino non era saldo nelle sue mani, come al solito, ma lo teneva alzato, la gamba piegata. Era già un passo di danza».

Corriere del Veneto

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