Un vecchio ponte sul fiume Piave

agosto 8, 2013

Una volta c’era il porto. Poi è arrivata l’autostrada, con tanto di casello. Entrambi hanno deciso il destino di Noventa, i suoi giorni di gloria e anche di declino, quando hanno bussato a questo angolo di Veneto orientale. Ma che fosse porto o autostrada, tutto è sempre girato attorno al Piave.E’ qui, sulle sue sponde, che per la prima volta nel 996 d.C. i veneziani hanno aperto darsene e moli per i loro commerci verso il nord. Allo stesso modo è su quel fiume che nel 1970 si stagliava il fiammante ponte dell’autostrada diretta a Trieste. Un altro tassello di un Paese che, nell’euforia del boom, allora apriva fabbriche e inaugurava viadotti. Tredici piloni di calcestruzzo solcavano il Piave tra Fossalta e Noventa, lo hanno visto ingrossato in tempo di piena e poi attraversare la piatta campagna fino al mare di Cortellazzo.
Da martedì quel ponte non c’è più. Sono state necessarie trecentoventi cariche di esplosivo e sei secondi. I piloni come le carte di un domino si sono accasciate sul Piave. Al loro posto, una struttura nuova di zecca delle Autovie Venete assorbirà la piena del traffico che ha fatto diventare la terza corsia una questione di emergenza nazionale. Un ponte di nuova concezione, con le campate che mai toccano le acque del fiume.
Il nuvolone di polvere ha chiuso «una pagina di storia lunga più di quarant’anni – sottolinea Giampietro Perissinotto, assessore all’ambiente e alle attività produttive di Noventa – Quel ponte è stato il simbolo dello sviluppo del nostro territorio». Il ponte, ma soprattutto il casello autostradale: «quel casello è stato il nostro nuovo porto», dice l’assessore.
Ponte e porto autostradale hanno assicurato a Noventa di Piave una nuova storia di ingressi e di uscite di uomini e merci. La zona industriale e un’economia turistica di tutto rispetto. Oggi questo paese di neanche 7 mila abitanti vanta 200 mila turisti l’anno («più di Eraclea», sottolinea con orgoglio l’assessore) e 800 posti letto negli hotel («più di San Donà»). Qui hanno saputo dar lustro anche all’Ernest Hemingway ferito proprio sulle sponde del Piave (anche se sulla riva di Fossalta), un giorno disgraziato di luglio della grande guerra.
L’autostrada ha portato anche problemi di inquinamento e magari ha fatto dannare il traffico della zona. Ma quello che è andato giù martedì quando l’orologio segnava le 23 è stato comunque l’oggetto quotidiano con cui tutti hanno convissuto per quasi due lustri. Qualcuno dice che si era quasi affezionato, nonostante non fosse transitabile a piedi o in bici come il ponte Vittoria a San Donà o quello di barche a Fossalta.
Forse per questo c’era così tanta gente ad assistere martedì all’addio al ponte vecchio. O forse perché da sempre «tutta la storia di Noventa è segnata da un qualche via di comunicazione, che ogni volta ha deciso il corso delle nostre vite», racconta Paolo Fogagnolo, un appassionato di storia locale molto conosciuto.
«Il porto sotto i veneziani ci ha reso un centro commerciale di prima grandezza. E importante fu la strada medievale Calnova. Poi tutto è cambiato sul finire dell’800, quando hanno costruito la ferrovia Venezia – San Donà e la strada statale triestina, con il ponte Musile – San Donà». Dunque tempi di declino per Noventa. E il porto? «Ha continuato fino agli anni Sessanta a funzionare per ghiaia e sabbia. Poi la rinascita con l’autostrada». E qui si ritorna al casello, al ponte vecchio e ora a quello nuovo, chissà quale futuro incerto porta con sé.

Corriere del Veneto

 

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