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Un treno qualsiasi

Per arrivare in ufficio alle 8.30, Davide deve prendere un treno a Casier alle 6.20. In una ventina di minuti raggiunge Mestre. Alle 7.18 sale su un regionale per Padova. Manca poco alle 8 quando esce sul Piazzale della stazione e si dirige al posteggio delle bici. Da qui, pedala un’altra ventina di minuti, fino alla zona industriale.
La sua è la storia comune di pendolari che si muovono dentro quella che sarà a breve la città metropolitana. Padova e Treviso distano 40 km in linea d’aria, una sessantina su strada e una via crucis su rotaia. «Ho sperimentato varie soluzioni – ci racconta questo giovane ingegnere civile – Ma non ne vengo a capo. In autobus è un disastro. Forse potrei raggiungere la stazione di Preganziol in macchina e da lì scendere in treno». E i treni diretti, via Castelfranco? «Ce ne sono un paio, ma lentissimi, i vagoni vecchissimi».
Sono le 19.15. Davide è appena salito a Mestre per rientrare a casa. Se ritarda l’uscita dalla ditta, saltano le coincidenze. E tutto si complica ancora di più. «Evidentemente c’è un problema», dice.
Il problema si legge sul volto di chi è in attesa, al marciapiede del binario, di questo e di uno qualsiasi dei treni regionali, soprattutto in orari di punta. Il treno potrebbe arrivare in ritardo, potrebbe non arrivare mai. «E quando arriva ci si chiede cosa ci troveremo dentro – scuote la testa, amara, Anna, un’impiegata che tutti i giorni fa la Venezia-Treviso – Il più delle volte affollati, in molti casi senza aria condizionata e a volte così sporchi…».
Sono giorni di agosto, molti già in ferie, le università hanno chiuso. Le carrozze sono quasi piene, molti sono turisti, soprattutto sulla Padova-Venezia. E’ così anche alle 17.37 da Mestre, un due-piani, l’aria condizionata, piuttosto pulito.
La pressione di lavoratori e studenti sarà minore in questo mese, ma la tensione tra i passeggeri sembra sempre la stessa. Negli ultimi anni la vicenda dei treni regionali è la storia di un trauma, quello dei pendolari. Basta osservare i corpi in tensione non appena gli altoparlanti gracchiano laconici un «annuncio ritardo» o «per lavori sulla linea il servizio non si effettua» o «causa guasto tecnico il servizio è sospeso». E così se un locomotore è guasto o un pantografo si è staccato. Accade anche questo. Ad esempio venerdì sera attorno alle 22.00 sulla linea Bologna-Venezia. Un po’ prima di Mestre si è staccata la linea elettrica aerea. Tutti fermi. Passeggeri ignari di quello che succedeva. Poi hanno rimorchiato il treno alla stazione, operazione compiuta in un’ora e cinquanta. «Solo un inconveniente tecnico», dicono in stazione. Ma è l’ennesimo.
«Non mi sorprende più nulla – sbotta Alberto, un impiegato di banca – Ad esempio, la mattina presto, quando siamo stretti come sardine, l’aria irrespirabile, il rumore assordante e la paura di un guasto in un punto qualsiasi tra Padova e Venezia, ebbene c’è sempre un paio di carrozze vuote e chiuse». «E’ una questione di sicurezza – interviene Franco, un collega di un’altra banca, anche lui di ritorno a casa – Siccome nessuno dà mai un’informazione, abbiamo scoperto da soli che il personale non può controllare più di un certo numero di carrozze».
Ilario Simonaggio, della Filt Cgil, ce lo conferma: «Sì, è per regolamento. Tuttavia, spesso succede perché la vettura è inagibile. Allora la si chiude e si parte comunque, pur di garantire il servizio».
«E che dire del treno per Milano, il regionale delle 17.20? L’hanno soppresso, così, all’improvviso», si infervora Giovanni, uno studente universitario. L’hanno spostato un’ora prima, alle 16.20, «dunque, tecnicamente hanno ragione, è stato solo anticipato – aggiunge Alberto il bancario – Il fatto è che non posso abbandonare la filiale un’ora prima». Se la ridono.
Ogni tanto qualcuno aggiunge: «Sarei disponibile a pagare un po’ di più, se il servizio fosse efficiente». Lo dice Giorgia, ad esempio, un’impiegata di un ente pubblico che sta rientrando da Padova con il suo regionale delle 18.30. «Io per fortuna ho orari flessibili – aggiunge – ma ho colleghi che, avendo famiglia e figli, devono fare abbonamenti costosi, tipo freccia-regionale».
«Poi magari, quando l’hanno combinata grossa, danno un contentino per farci star buoni», si agita Monica, di fronte alla bacheca degli annunci nella hall di Padova. Un cartello ricorda che la Regione procederà al «risarcimento per i disagi subiti a seguito dei disservizi verificatesi nel 2012». E così «si invitano gli abbonati a conservare l’abbonamento di maggio 2013 e i settimanali dal 29 aprile al 2 giugno 2013. Il rinnovo degli abbonamenti a prezzi ridotti è previsto nei soli mesi di ottobre e novembre 2013».
Tentativi per compensare qualcosa che assomiglia ad un fallimento. «Ma anche io sarei disposta a pagare un po’ di più per un servizio migliore», aggiunge Monica. Di fronte a risposte simili, non si sorprende Ilario Simonaggio, «perché gli utenti sono ancora disponibili a difendere il treno come il mezzo di trasporto più conveniente, anche in mezzo a tanti disagi».
In molti aspettano ora la metropolitana di superficie, che dovrebbe collegare veloce le città venete. Prima di scendere a Treviso, Davide ride forte: «Ma ne parlano da dieci anni. Neanche mio papà ci ha mai creduto». Cosa fa suo padre? «Il ferroviere».

Corriere del Veneto

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