A bordo del 2 il giorno della tragedia

agosto 18, 2013

Sono tristi: «Una tragedia terribile, una famiglia straziata». Spauriti: «Poteva capitare a chiunque di noi». E arrabbiati: «Non facciamo che evitare collisioni, ogni giorno è così».
Sulla fondamenta di fronte all’approdo della linea 2 a Piazzale Roma c’è un folto gruppo di marinai e piloti dell’Actv. Hanno gli occhi lucidi, i volti tesi, la voce bassa. Ma sono anche durissimi. Prima di tutto con il Comune.«Il Canal Grande per Venezia è quello che per Mestre è stata la Tangenziale», interviene Mario. E Paolo: «La mattina dalle 8.30 in poi qui è un inferno. Devi riuscire ad evitare qualsiasi cosa». Jacopo sbotta: «ci sono ore e ore di comunicazioni via radio alla centrale operativa, sulle condizioni insostenibili del traffico, sugli incidenti evitati, sulle manovre rocambolesche che facciamo per non urtare la quantità di cose che si muovono in canale». Come dire: «nessuno può dire di non sapere». O, come sottolinea Rossano: «Poteva succedere in qualsiasi momento, a chiunque di noi».
Parla di un ingorgo di barche merci, tope private, taxisti, abusivi, barche da diporto. Prendiamo un battello della linea 2, direzione Rialto. La cabina di Jacopo, il capitano, è un ottimo osservatorio: «Ci sono dei punti particolarmente critici. Sotto il ponte di Calatrava, ad esempio, dove la curva è stretta. Alla stazione c’è un ammasso di mezzi e un grande flusso di persone». Lasciata Santa Lucia, Jacopo indica Rio di Cannaregio: «quella è un’altra emergenza». Si arriva a Rialto. Qui i vaporetti devono compiere manovre di grande precisione, accelerare sotto il ponte e subito muoversi verso gli imbarcaderi. Ci aveva detto Mario: «in Riva del Carbon la linea due è fisicamente affiancata da taxi e mezzi di scarico e carico di merci, anche tre o quattro barche addossate». Anche Alfredo Pipino, segretario Ugl Trasporti, è andato giù duro ieri: «non c’è proprio rispetto delle regole di navigazione».
E i taxi? «Incredibile che permettano di essere ormeggiati in Canal Grande, sono davvero troppi», è l’opinione di Renato. Jacopo: «La velocità massima consentita per i vaporetti è 11 km orari, per i taxi 7 e 5 per i mototopi. Ci sono taxi che ad occhio nudo si vedono andare veloci come noi. Dove sono i vigili?». Rossano ci aveva raccontato a Piazzale Roma: «Quante volte abbiamo visto anche 4 taxi affiancati in cordata con turisti a bordo e la guida che spiega come niente fosse. E’ un escamotage per raggirare il divieto di navigazione dei barconi».
Poi Jacopo indica due gondole che lentamente ad un passo dal Ponte di Rialto transitano di fronte al battello. In queste ore con i gondolieri volano stracci. Renato riceve una telefonata e la riporta mesto e scuro agli altri: «Mi dicono che alcuni gondolieri sono andati all’imbarcadero e hanno insultato il capitano». I due gondolieri che abbiamo di fronte con alcuni turisti a bordo non si girano. Tengono la rotta, calmi come se non avessero un bisonte da 25 tonnellate zeppo all’inverosimile di persone. «Fa folk rallentare quando c’è un battello dietro», commenta Simone il marinaio. «E’ una cosa risaputa, che fa arrabbiare tutti».
Cosa fare, dunque? A cosa può servire una tragedia simile? Mario lo dice sicuro: «Chi governa la città deve decidere quale sia la priorità sul Canal grande. Il Comune deve decidere se vuole puntare sul trasporto pubblico di linea o quello non di linea, cioè taxi e gondole o quello merci. Decisa la priorità, si può riorganizzare e contingentare il tutto». L’Usb ha scritto ieri a Prefetto, sindaco, Avm e Actv: «Va attivato un tavolo di lavoro istituzionale», secondo Danilo Scattolin. Il sindacato si augura che nell’indagine si tutelino i lavoratori. Dunque, che non vengano lasciati soli, o diventino «il capro espiatorio», come temono alcuni piloti.
«La verità è che lavoriamo in condizioni intollerabili – ci dice amaro Jacopo, prima di lasciarci sul luogo della tragedia – E la protesta di queste settimane che stiamo conducendo non riguarda il salario. Non chiediamo più soldi, ma condizioni di lavoro decenti. Questa tragedia ci dovrebbe ricordare anche questo».

Corriere del Veneto

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