Verso Monet

settembre 11, 2013

Si era già garantito un’ottantina di opere. Eppure non era del tutto convinto. Così, mentre scriveva un libro-catalogo di 300 pagine («mi manca solo l’ultimo foglio», giurava ieri), Marco Goldin ha pensato di mettere in subbuglio le ferie estive di un po’ di curatori e sovrintendenti.
A poco più di un mese dall’inaugurazione di Verso Monet (a Verona il 26 ottobre) l’esposizione ha preso definitivamente forma solo qualche giorno fa. Piccoli miracoli, frutto di diplomazia, autorevolezza e rapporti di fiducia personali.
Solo così si spiega perché i trustees del Ringling Museum of Art di Sarasota, in Florida, si siano riuniti telefonicamente in pieno agosto per dare il via libera a due grandi tele di Salvator Rosa. E’ la prima volta che arrivano in Italia. Con la stessa tecnica last minute lasciano la Pinacoteca nazionale di Bologna il San Giovanni Battista di Annibale Carracci e Il paesaggio con barche del Domenichino. Saranno proprio queste ultime due tele ad aprire la mostra, perché rappresentano quasi le matrici dell’autonomia del paesaggio, il ‘600 di Lorrain, Poussin e, appunto, Salvator Rosa.
Da queste fonti visive, inizieranno le cinque sezioni di quella che già si preannuncia una mostra di grande successo. Sono 40 mila le prenotazioni già ricevute. Raddoppiate le presentazioni per le scuole il 1 ottobre (e il 2 a Vicenza). Tutto insomma lascia prevedere che si supereranno i 368 mila visitatori segnati dal recente evento gemello, dedicato alla storia del ritratto.
Due grandi operazioni d’arte, sempre curate da Linea d’ombra e da Marco Goldin, sostenute da Fondazione Cariverona e con la medesima staffetta delle due città partner. Questa volta inizia la città scaligera, al Palazzo della Gran Guardia, fino al 9 febbraio 2014, per poi approdare a Vicenza alla Basilica Palladiana (22 febbraio – 4 maggio).
Alla fine saranno 94 le tele esposte, 10 i disegni e una camera oscura di oltre tre secoli fa. A finire rafforzata, come si è visto, è prima di tutto la sezione del ‘600, la stagione che consacrò il paesaggio come un tutto da osservare, riportare, reinventare, facendolo uscire dal cono d’ombra del fondale scenografico.
Poi la batteria di disegni, come un viaggio anatomico dell’orizzonte, con la firma di Rembrandt, Van Ruisdael, Van Goyen, Cuyp. La raffinatezza olandese. Anch’essi arrivi estivi: dal Boijmans di Rotterdam e dal Museo di Belle Arti di Budapest.
E siccome col tempo lo sguardo sul paesaggio ha preso la forma di «vedute sgrandangolate, grazie ai nuovi strumenti ottici – sottolinea Goldin – non poteva mancare un Gaspar Van Wittel detto il Vanvitelli, che a Roma immortala Piazza del Popolo», in arrivo dalla collezione di Banca Intesa. Da qui si apre il ‘700 dei vedutisti, i capolavori di Canaletto, Bellotto e Guardi.
Cavalcati gli spiriti romantici e immortalate le panoramiche realiste, è l’ultima sezione, quella verso Monet, su cui Goldin si è concentrato. Perché sembra essere custodita lì, in particolare nella forza visiva de La Foresta di Fontainebleau, la chiave di un ulteriore cambio di sguardo sul paesaggio. Di Monet 25 saranno le tele, due in più del previsto. E su quel crinale di fine ‘800, si potranno ammirare altri due capolavori: La montagna Sainte-Victoire di Paul Cézanne (1885/87) e Orti a Montmartre di Vincent van Gogh (1887), Il paesaggio sembra farsi condizione dello spirito e la geografia un sottotesto. Entrambi arrivati dallo Stedelijk di Amsterdam, sempre bussando d’estate.

Corriere del Veneto

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