culture, società

Di villa in villa

Di villa in villa per 9 giorni, dal 13 al 21 settembre, tra musica, danza, convegni, spettacoli ed incontri: è il Festival Ville Venete, che da sei anni illumina questi edifici di grande bellezza storica ed architettonica disseminati in tutto l’entroterra veneziano. Non solo in Veneto, ma anche in Friuli. «E magari con un occhio all’Istria e alla Dalmazia, al basso Trentino e al bresciano dove un giorno vorremmo sbarcare – dice Giuliana Fontanella, presidente dell’Irvv, l’Istituto regionale delle ville venete che promuove l’iniziativa – Ovunque, insomma, dove la Serenissima abbia lasciato tracce e meraviglie».
Si parte dunque domani, con la medaglia del Presidente della Repubblica e forti dei patrocinii arrivati da Ministero dei Beni culturali, Anci, le 2 Regioni, 9 comuni e 3 provincie. Il nastro si taglierà domani in Villa Contarini Ghirardi, nella padovana Piazzola sul Brenta. Tappa finale di approdo sarà il 21 nella rodigina Villa Badoer a Fratta Polesine. Nove giorni in compagnia di Venezia balletto, la European Youth Work Dresden-Venice, la Società filarmonica e poi Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio e Ugo Pagliai.
Inoltre, per tutto il mese 51 privati apriranno le porte dello loro ville, dimore, barchesse e palazzi, con visite guidate ed eventi collaterali. C’è anche un salto in Friuli Venezia-Giulia. Il Festival sarà infatti ospite nella Codroipo di Villa Manin, «occasione – sottolinea l’assessore regionale Mariagrazia Santoro – per presentare l’avvio dell’iter per il piano paesaggistico regionale, strumento di cui la regione non si era ancora dotata».
Insomma, «il Festival si propone come una chiave del legame tra civiltà del passato e le trasformazioni del presente – continua Fontanella – una finestra sulla relazione profonda tra Venezia e la terraferma, tra il Nordest e le sue ville».
Da parte sua, Marino Zorzato, assessore alla cultura e vicepresidente veneto, sfodera la carta del Festival come un suo fiore all’occhiello, perché – dice – «ci dà modo di riproporre la centralità del territorio per il rilancio dell’economia, per la capacità di privato e pubblico di creare un volano come solo il turismo sa fare già». Da qui il lavoro che considera strategico da parte dell’Istituto Ville Venete che peraltro ha una storia lunga 55 anni, ma è negli ultimi tre che ha avuto il rilancio, ponendosi come cerniera fra istituzioni, enti locali, proprietari privati, imprese. E provando a presentarsi come un soggetto chiave nell’economia culturale della regione. «Abbiamo scommesso sulle nuove forme di turismo, oltre quello tradizionale», spiega l’assessore. Quel turismo che cerca un mix di cultura, ville, eno-gastronomia, arte, paesaggio: «in una parola: bellezza – continua Zorzato – E i numeri ci danno ragione».
Si calcola che questa nuova generazione di turisti porti al Veneto qualcosa come 5 miliardi di euro l’anno. Ogni viaggiatore spende tra i 125 e i 140 euro al giorno, a fronte dei 65/75 di un normale visitatore. E in tempi di internet, non sono tanto depliant e cataloghi a promuovere un luogo, quanto i commenti, il gradimento, il passaparola. E che dicono del Veneto? Da una scala da zero a 10, la regione si prende in media tra l’8,3 all’8,4. Ma chi sono questi nuovi turisti? Più del 40% non è italiano e per la maggior parte viene dai paesi Brics, brasiliani e russi in testa. Sono loro a far segnare al settore percentuali di crescita anche da due cifre.
Ecco perché il Festival apre le porte delle ville di fronte a casa, ma guarda soprattutto fuori dai confini. «E dall’estero bisognerebbe imparare anche i modi per aiutare i tanti proprietari di questo enorme patrimonio, così difficile da curare», sottolinea Guidalberto di Canossa.
E’ il vice-presidente dell’Associazione Ville Venete, quella che raggruppa i privati che detengono quasi l’80% di ville e palazzi d’arte. «Il fatto è che ormai impossibile reggere da soli i costi per manutenzione e restauri – spiega di Canossa – Da soli non ce la faremo mai». Così, racconta la storia delle tante ville bruciate durante l’Impero austro-ungarico dagli stessi proprietari schiacciati dall’insostenibile peso fiscale: «le barchesse di villa Valmarana a Mira o quelle di Limena ne sono testimoni». Che fare, allora? «Una fiscalità diversa, con detrazioni, contributi, possibilità di investimenti», spiega.
«L’importante è fare definitivamente un salto di mentalità – interviene Zorzato – Non esiste più il proprietario ricco da invidiare, ma il proprietario di ville in difficoltà da sostenere». Da qui l’idea del premio Ville Venete per l’Europa, che sarà presentato pubblicamente il 20 settembre nell’appuntamento di Montecchio Maggiore, nelle sale della Cordellina Lombardi. Regione ed Irvv bandiranno tre premi. Uno da 100 mila euro destinato al progetto più innovativo, capace di valorizzare questi edifici. Un secondo della stessa cifra a favore di quegli enti pubblici che vogliano proporre un utilizzo creativo, coinvolgendo anche i privati. Infine, 50 mila euro per sperimentare soluzioni inedite nel campo del risparmio energetico, architettura sostenibile, design multimediale. «Tre forme di aiuto e di sprono alle intelligenze diffuse nella nostra regione», le definisce la presidente dell’Irvv. Si andranno a sommare ai bandi per i mutui agevolati e ai contributi che solo quest’anno hanno erogato attorno ai 5 milioni di euro.
E’ dunque in una partita molto più grande che si gioca il Festival al via domani.

Corriere del Veneto

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