Teorema Venezia

settembre 20, 2013

«Mentre giravo il film non era ancora successa la tragedia del Giglio. Certo, in tanti si lamentavano, ma solo dopo quei fatti la protesta a Venezia si è ingrossata ed è diventata famosa. Era impossibile non rimanere impressionati da quei giganti da crociera. E così sono diventati l’emblema del film». Chi parla è Andreas Pichler e la sua pellicola Teorema Venezia, dopo essere passato in numerosi festival anche in Italia ed aver vinto il CineAmbiente di Torino, fa capolino in anteprima in laguna, oggi alla Casa del Cinema (ore 17.30). Una proiezione c’era già stata in primavera, a Ca’ Foscari, su invito di Jan Van der Borg che insegna economia del turismo.
E’ inevitabile non parlare di grandi navi col regista, alla vigilia di una nuova mobilitazione dei comitati. «Al di là dei rischi di inquinamento, dà sgomento l’impatto che quelle navi hanno persino visivamente, l’enormità della presenza di fronte alla fragilità di quello che c’è sotto e attorno», sottolinea il regista.
Pichler, 43 anni, bolzanino, un talento da documentarista, ha impiegato quattro anni per realizzare il suo Teorema Venezia, dall’ideazione al montaggio, «un lungo periodo in cui ho cercato di comprendere la città, ascoltare e documentarmi. E – aggiunge – raccogliere la rabbia e lo sgomento dei suoi abitanti». E’ come aver incontrato una città sotto shock, «abusata, soffocata da milioni di turisti come uno sciame incontrollato e abbandonata sempre più dai suoi abitanti».
Ecco allora che nel film Pichler si fa condurre dalle paure, la rabbia e la disillusione di alcuni veneziani. Tudy la nobildonna ottantenne, Flavio il trasportatore sfrattato, Giorgio il più famoso gondoliere degli anni ’50, Federica la guida turistica e Pietro il restauratore diventato agente immobiliare. «Quest’ultimo mi ha forse colpito di più – dice il regista – All’inizio è duro e razionale e poi si commuove, ammette che era un’altra la città che amava e lui si sente un vinto».
Storie veneziane: «Come è stato possibile? C’è l’assenza di una visione della città, c’è l’incapacità di pensare ad alternative, dal tragitto delle navi ai flussi di turisti». Il film di Pichler è così un requiem e un canto d’amore per Venezia. «Dove è stato proiettato, accese le luci, il pubblico si fermava, voleva parlarne. La gente chiedeva: cosa possiamo fare noi qui?».
Il film infatti arriva solo ora in Italia, ma in Germania, Austria e Canada è già passato nei cinema per molte settimane. «Stranezze italiane, di un mercato che ancora ritiene i documentari cose di nicchia e magari li tiene in magazzino per passarli alla tivù», racconta Stefano Campanoni, della padovana CineAgenzia che si occuperà della distribuzione. Una piattaforma alternativa, dalle sale d’essai ai festival agli eventi. A Venezia, ad esempio, la Casa del cinema lo proietterà stasera e domani e poi il 27 e il 28 settembre. Poi è già stato prenotato a Trieste e a Merano.

Corriere del Veneto

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