Spazio Aereo

A Venezia ci sono gallerie e festival, una miriade di professionalità e di allestitori, ma non c’è uno spazio fisico dove produrre un progetto artistico, pensare a come allestirlo, trovare competenze e professionisti che possano aiutarti a metterlo a fuoco. Qualcosa che in altre città d’Europa c’è. Così è nato lo Spazio Aereo.
Sono in sei: Marciano Rizzo (una lunga esperienza nella produzione teatrale alla Biennale), Emanuele e Enrico Wiltsch (il primo performer musicale e il secondo sound-designer), Michele Braga (compositore di ritorno da Berlino), Sergio Pigozzi (fondatore di Pulse, produttore di eventi), Andrea Cazzagon (artista visivo).
Assieme ad una rete di amici hanno preso in affitto da privati un capannone nell’edificio Cignus del Vega, «e non poteva essere che qui, un grande incubatore incastrato tra Venezia e la terraferma», dicono.
Sono 420 mquadri, di cui 225 un unico spazio aperto a piano terra e il resto al primo piano. Ripulito, si sono autotassati e chiesto un po’ di aiuto agli amici, trovato materiale di recupero, tra cui i resti della sfilata di Chanel alla Scuola della Misericordia. Hanno montato 50 sagomatori teatrali di luce, 280 pannelli fonoassorbenti, impianto audio da concerti, tre videoproiettori. E montato un bar. Costituita l’associazione e affiliata all’Arci.
Ora è tutto pronto. L’inaugurazione è stasera: dalle 21.30 iniziano quattro serate di eventi. Si apre con la musica sperimentale: Der Mauer e Sebastiano De Gennaro, assieme a Vincenzo Vasi e Valeria Sturba. Domani la voce di Pierpaolo Capovilla leggerà Pasolini, La religione del mio tempo. Sabato sarà la volta di Ikono, un progetto televisivo con base a Berlino, che sta mandando video d’arte non-stop, senza commenti, né interruzioni pubblicitarie. La tivù-web ha avuto così tanto successo che ha aperto una sede anche nel Qatar e si è aperta all’arte islamica. Domenica ancora musica con due star dell’underground Usa (Silent Servant e Vatican Shadow) e una scultura sonora dell’artista veneto Nico Vascellari.
Ma cos’è Spazio Aereo? Emanuele Wiltsh comincia col dire cosa non è: «Non è un luogo di residenza, né una società di produzione, non forniamo servizi e non è un locale di intrattenimento». Dunque? «Cerchiamo sinergie per progettare, produrre e comunicare interventi d’arte. E tenere un respiro internazionale». «Vogliamo condividere progetti – continua Rizzo – Mettere in rete le esperienze del territorio e la miriade di lavoratori cognitivi che non sono riconosciuti e sono indispensabili per fare cultura». Una specie di hub dell’arte, dunque, un aeroporto di idee e di progetti.

 

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