culture, società

L’ultima merlettaia

«Questa è un’arte che sta morendo», dice subito Emma Vidal puntandoti i suoi occhi color laguna. Mostra un rosone in toulle che sta ricamando. Fissato al cuscinetto, danza attorno al disegno, riprende l’ordito. E’ grande neanche dieci centimetri. «Immaginate un intero velo da sposa così. Non si potrebbe commercializzare, dovrebbe restare quello che è: un’opera d’arte». Emma Vidal è la decana delle merlettaie di Burano. Ha 97 anni e la leggerezza di un’adolescente. Lei tuttavia preferisce definirsi un’artista. Continua a leggere

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culture, società

I 100 anni del teatro borghese di Mestre

«Un teatro che compie cento anni dà memoria alla città», riflette l’assessore alla cultura Angela Vettese: «e offre la certezza che ci sarà un futuro». E’ questa la sensazione che sta crescendo a Mestre, all’avvicinarsi delle celebrazioni per il Toniolo, uno di quei luoghi in cui tutta la città di terraferma sembra riconoscersi. Continua a leggere

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culture

Verso Monet

 

L’inglese William Hazlitt, impressionato dalle opere di Nicolas Poussin, scrive nel 1821 che il pittore francese a metà ‘600 è capace di «vedere la natura attraverso la lente del tempo», tanto è vitale quella miscela di passato e presente con cui coreografa i paesaggi nelle sue tele. All’alba del 1900, un altro francese, Claude Monet, comincia a dipingere le sue ninfee. E’ da tre anni che le coltiva e il giardino di Giverny ha ormai assunto la forma immaginata a lungo. Anche Monet sembra attraversare la natura con «la lente del tempo», manipolandone i piani del vero e del falso. L’inizio e la fine della mostra si confidano segreti. Continua a leggere

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culture

Le radiografie del Settecento

Radiografata nei suoi movimenti di barche e commerci, nei cieli sopra le isole, nel brulicare di vita sulle fondamenta, nelle cerimonie scintillanti, Venezia è un feticcio sulla punta di tanti pennelli. E’ il Settecento.
Tappa obbligata del Grand Tour, non c’è viaggiatore europeo che non voglia portarsi a casa una veduta di questa città irreale, sospesa nella laguna, malinconicamente protesa al tramonto della sua Serenissima indipendenza. Canaletto ne sarà la firma più sublime. E con lui le sfumature di maestria di Bellotto e Guardi. Continua a leggere

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culture

Seicento, il vero e il falso

La chiave di volta sta in quel secolo, il Seicento: la mostra inizia da qui prima di inoltrarsi Verso Monet. Perché? Perché è nel tumulto di quell’epoca che lo sguardo dei pittori sul paesaggio si sposta dalla confezione di un “falso” all’incanto del “vero”. Non è un caso che via via si abbandonino le rassicuranti messinscene di storie, attorno alle quali fanno capolino fiumi e valli, cieli ed alberi. E ci si slancia a rappresentare il visibile, ciò che si apre di fronte alla vista: e dunque si scopre la dignità in sé di quei fiumi e di quelle valli, i cieli e gli alberi. Continua a leggere

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culture, società

Il Toniolo dei Furlan

Ha un viso incorniciato da folti capelli bianchi, una mappa di rughe e una montatura con due lenti spesse. Ha 96 anni, il dottor Alfredo, patriarca della famiglia Furlan. Lui il Toniolo lo ha preso in mano che la guerra doveva ancora finire. Aveva poco più che 25 anni. «In realtà, il primo a gestirlo è stato mio padre Giovanni. Era il 1927. I proprietari erano i Semprebon». Continua a leggere

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società

“Venezia addio. Chiudo il palazzo e vado via”

«Potremmo abbandonare la città»: lo dice con il suo modo pacato Maurizio Sammartini. Eppure fa una certa impressione sentirlo parlare così perché è il discendente di una delle più antiche famiglie patrizie. Dall’ultimo Pisani Moretta lo separano quattro generazioni di donne. Famiglia di procuratori, capitani e dogi.
Fino ad ora a lasciare la città d’acqua erano quelli dei sestieri più popolari e di classe media. Se ne sono andati in tanti. Oggi a Venezia si contano poco più di 57 mila residenti. Troppo costosa e quasi invivibile. E i nobili? Per trovare un precedente bisogna risalire alla caduta della Serenissima per mano di Napoleone. «Erano avviliti. Si rifugiarono in campagna. Non potevano fare più nulla per la loro città». Ed ora? «Ecco, ci sentiamo di nuovo avviliti». Continua a leggere

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