Il Toniolo dei Furlan

Ha un viso incorniciato da folti capelli bianchi, una mappa di rughe e una montatura con due lenti spesse. Ha 96 anni, il dottor Alfredo, patriarca della famiglia Furlan. Lui il Toniolo lo ha preso in mano che la guerra doveva ancora finire. Aveva poco più che 25 anni. «In realtà, il primo a gestirlo è stato mio padre Giovanni. Era il 1927. I proprietari erano i Semprebon».
Si ricorda nomi e luoghi, consulta libri e carte, Alfredo Furlan, seduto alla scrivania negli uffici dell’impresa di famiglia, guidata ora dal figlio Gianantonio. «In quello stesso anno è stato proiettato al Toniolo il primo film italiano sonoro. Era “La canzone dell’amore” di Gennaro Righelli. Mio padre voleva essere il primo. E lo pagò ben 12 mila lire. Allora un buon film costava 1000 o 2000 lire. Sembrava una follia. E invece la curiosità del pubblico ha compensato il rischio».
Ma qui passarono anche tanti film muti. «Certo, c’era l’orchestra con dei bravissimi musicisti». Poi si mette a ridere, Alfredo Furlan: «Cercavamo di riprodurre anche i rumori più strani: dietro il palcoscenico usavamo le “raganelle” per fare le mitragliatrici, un motore a scoppio per i carri armati, anche se spesso un gran fumo che inondava la platea».
Il Toniolo ha sempre mietuto un gran successo tra i mestrini. Furlan ci mostra una tabella con i dati del 1948. Solo per le serate di film in quell’anno entrarono oltre 346 mila persone, 270 mila l’anno dopo. E durante la guerra? «Fu tutto difficile. Ricordo quando gli inglesi presero possesso del teatro. Pagavano l’affitto e organizzavano film e spettacoli per le truppe. Poi tutto tornò alla normalità».
I Furlan sono un pezzo di storia dei cinema. In breve aprirono o costruirono un bel numero di sale. «Il primo fu il fratello di mio nonno, Vittorio Furlan, un costruttore. E’ stato lui a dare a mio padre l’Excelsior. Era il 1922 e quell’anno ci siamo trasferiti da Venezia. Ero piccolissimo, ma ho i ricordi della Mestre di allora». E com’era? «Ricordo che vicino all’Excelsior c’era il cambio del tram che arrivavano da Mirano. Ricordo una donna che ogni mattina portava il latte fresco. E ricordo pure che prima della guerra giravano solo sei automobili».
Nel frattempo gli affari della famiglia andavano a gonfie vele. Al Toniolo i Furlan ci restarono fino al 1952. «In quell’anno avevamo acquistato il Marconi, ora cinema Palazzo. E nel ’49 in un Corso del Popolo quasi deserto avevamo costruito il modernissimo cinema Corso. Mio padre pensava di fare qui l’avanspettacolo e al Toniolo il teatro. Ma i rapporti con i Semprebon si guastarono. Un giorno il proprietario aveva deciso di nominare un direttore. Figurarsi mio padre: “Non voglio padroni”, gli ha detto. Con i suoi nuovi cinema non temeva certo la concorrenza».
Ma Alfredo Furlan ha amato più il cinema o il teatro? «Non sono mai stato né un esperto né un appassionato di uno o dell’altro. Sono stato un imprenditore. Spero un bravo imprenditore».

Corriere del Veneto

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