I 100 anni del teatro borghese di Mestre

«Un teatro che compie cento anni dà memoria alla città», riflette l’assessore alla cultura Angela Vettese: «e offre la certezza che ci sarà un futuro». E’ questa la sensazione che sta crescendo a Mestre, all’avvicinarsi delle celebrazioni per il Toniolo, uno di quei luoghi in cui tutta la città di terraferma sembra riconoscersi.
Il 26 ottobre le porte si apriranno fin dalla tarda mattinata. Dalle ore 18, reading, Carlo e Giorgio, il Rigoletto e Andrea Pennacchi, oltre alla nuova illuminazione della facciata firmata Veritas: la kermesse diretta dal regista Giancarlo Marinelli ripercorrerà questi cento anni.
Allora bisogna tornare indietro a quel 1913. Perché, dicono tutti, è importante sapere come è nato. La decisione di dare a Mestre un teatro non viene dal Municipio o dallo Stato. Ma da un gruppo di cittadini, guidati da Domenico e Marco Toniolo, due importanti costruttori locali. E’ il 1912: raccolgono i finanziamenti e affidano all’ingegnere Giorgio Francesconi il progetto. Nel giro di un anno il teatro è in piedi. Un teatro tutto civico. Ecco perché i mestrini se ne vantano.
Il 30 agosto sulle note del “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, di cui allora ricorre il centenario della nascita, il Toniolo si inaugura. «Una serata fastosa», la ricostruisce Alessandro Cuk, che rivela come il municipio al tempo metta solo 400 lire. Uno storico rigoroso come Sergio Barizza, nella sua “Storia di Mestre”, conta 90 poltrone, 180 poltroncine e 100 in piedi, 95 nella loggia, 400 in galleria. C’è anche la cabina di proiezione. Da allora comincia ad ospitare pièce, film, concerti, varietà. Oltre a tutte le cerimonie cittadine che contano.
La gestione, dal 1927 al 1952, è affidata alla famiglia Furlan, patron del cinema e protagonista della vita mestrina fino ai giorni nostri, ora coinvolta nella trasformazione del Candiani. Chissà se anche oggi il senso di città, magari metropolitana, passa attraverso un centro culturale.
Di sicuro, all’apertura di ogni stagione il pubblico sgomita nella piazzetta antistante. Nel 2012 si sono contati 2400 abbonamenti per la prosa, 700 per i comici, 400 per la musica classica. In tutto sono passate più di 60 mila persone: delle 720 poltrone, in media 7 su 10 sono occupate.
Orgogliosi si dicono anche i tecnici: «tra il 2001 e il 2007, in pieni lavori di restauro, la stagione contratta a sei mesi, non abbiamo chiuso un giorno». Gli uffici si sono spostati da allora nelle mansarde.
Dal 1998 il proprietario è il Comune, che già lo usava in convenzione per 220 ore al mese fin dal 1984. Ca’ Farsetti, oltre a far lavorare 15 persone (a scavalco con gli altri teatri ed uffici della cultura), ci mette 300 mila euro per servizi tecnici e 400 mila per gli spettacoli.
La direzione artistica rinvia alle origini: gli “Amici della Musica”, l’associazione “Dal Vivo” (per note italiane e teatro comico), Arteven (per prosa e danza) sono co-organizzatori e co-produttori. Un legame stretto con la città. Pierluca Donin, direttore di Arteven, ci tiene a sottolineare «la peculiarità di un teatro che non ha paragoni in Regione, ha un suo pubblico tradizionale la domenica e uno giovane e colto durante la settimana». E’ pensata proprio per quest’ultimo la novità di uno spettacolo alle 19.30, ogni mercoledì, «in modo che, finito il lavoro si corre a teatro e poi si ha il tempo per restare fuori a cena o tornarsene a casa». Un progetto-pilota, che già ha incassato 500 abbonamenti, «senza svuotare le altre sere».
Come sarà in futuro? «Un teatro pubblico e metropolitano», secondo Angela Vettese. E la sua natura civica? «C’è la necessità, per i musei e per i teatri, di creare associazioni di amici sostenitori sull’esempio anglosassone. Gruppi di cittadini che si sentano una comunità, organizzino raccolte fondi e sostegno, con formule tutte da inventare».
Un teatro comunque geloso della propria autonomia. Per questo nessuno ha voglia di entrare nelle maglie dello Stabile Veneto: «non me lo auguro – è lapidaria Vettese – Anzi, è lo Stabile che dovrebbe rafforzare la sua natura di produzione».

Corriere del Veneto

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