culture

Le ossessioni di De Luigi

Gli ottant’anni di Ludovico De Luigi si celebrano in Piazza San Marco. Per un felice paradosso, è la Fondazione dedicata agli artisti emergenti, la Bevilacqua La Masa, a festeggiare il pittore veneziano nella sua galleria fino al 1 dicembre (dal mercoledì a domenica, ore 10.30 -17.30). Il regalo? Un’antologica con oltre 30 opere: omaggio all’estro visionario, alla capacità di sperimentare, al farsi voce critica. «Tutti requisiti che ci si aspetta dalle giovani generazioni», come sottolinea l’assessore alla cultura (e presidente uscente della Fondazione), Angela Vettese.
A mettere a fuoco la mostra è un altro decano, questa volta del giornalismo, Enzo De Martino, che di De Luigi coglie l’«occhiata strabica» e «una sorta di irresponsabile disinibizione».
Alla Bevilacqua scorrono opere dalla fine degli anni ’60 fino a quest’anno. E sembra un lunga surreale cronaca di Venezia: è la sua città al centro delle ossessioni, nelle vedute costellate di farfalle, autostrade, campi da golf, centrali nucleari e cavalli.
Figlio d’arte (il padre Mario era un noto artista spazialista), Vico De Luigi nasce pittoricamente sulle vedute del Canaletto, reinterpretate con un grido di aiuto: lui vede una città martoriata da una modernità greve, che le fiata addosso o la invade. Una città che lui immagina quasi portata via su una nave, come fa nelle due tavole Venice Vegas Export (2007) e Take me away (2013), quest’ultima con Punta della Dogana sopra l’imbarcazione.
In un’atmosfera stralunata e un po’ mortifera, De Luigi da sempre si cimenta su una cifra di «capriccio pop», come la definisce sempre De Martino: perché il pittore sembra voler coniugare la stravaganza rococò dei Capricci con la turbolenza seriale della pop-art. In Future Doge del 2008, reitera 9 immagini dogali con il volto sostituito dalle scatolette di carne Campbell. O, ancora, in Consumismo Frari del 2005, con le scatolette Heinz che bloccano il portone della Basilica.
Punta il dito contro il cuore consumista dell’Impero. Un Impero già in decadenza. Nel 1976 dipinge la statua della libertà che affonda nel Canale della Giudecca. Dieci anni dopo (e 15 anni prima del terribile attentato), ritrae le torri gemelle quasi come due fantasmi di luce: lo chiama Secondo Rinascimento.

Corriere del Veneto

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...