Manifatture in open design

novembre 23, 2013

Quattro designer del Politecnico di Torino progettano in tempo reale gioielli. Mandano poi il file ad una macchina che materializza i disegni con un laser. Strato dopo strato prende forma l’anello o il bracciale. Il materiale? «Lo chiamiamo digital stone: sono pietre dure polverizzate e mescolate con resine fotosensibili», spiegano i vicentini della DWS.
La stampa di oggetti in 3D, tutto made in Veneto, è uno dei fiori all’occhiello del Salone europeo della cultura in corso al Terminal di San Basilio a Venezia.
Non a caso i tre giorni di CulT Venezie sono dedicati a Cultura Manifattura, binomio fertile aperto alle esplorazioni d’arte, alle sperimentazioni tecnologiche e ai nuovi artigiani.
E’ questo che vogliono mettere in mostra i 109 espositori. Design, ma anche restauro e moda (che oggi chiude, dalle ore 9.30, il suo seminario internazionale). Mentre il turismo parla di nuove esperienze digitali, oltre che di rotte e strategie di mercato.
Ieri l’inaugurazione, sotto la regia di Filiberto Zovico e lo sguardo dei partner promotori, Save e Fiera di Vicenza. Quest’ultima, peraltro, a nome di una «sinergia tra enti fieristici veneti ormai in fase di progressiva realizzazione», come ha sottolineato Giuseppe Mattiazzo di Expo Venice. «Un evento importante, ma che può essere ancora più ambizioso», sottolinea Luigino Rossi, storico imprenditore e presidente dell’Accademia di Belle Arti.
Cultura è manifattura è dunque il leitmotiv. Così, la Fiera di Vicenza presenta la partnership con la piattaforma on-line di cacciatori di designer Not just a label. L’etichetta british ha aperto un bando: i primi 100 progetti saranno realizzati dalle manifatture beriche ed esposti in uno speciale showroom dall’8 all’11 maggio 2014.
La Cna ha invece prodotto Cases of Life: oggetti di vita quotidiana tutti raccolti in un’unica scatola, «pensati per una vita un po’ nomade», spiega il veneziano Gaetano Di Gregorio. E così, mano a mano che ci si inoltra, nel terminal si apre un vero suq di invenzioni. Ghe ad esempio è un giovane marchio di Casale sul Sile: ha brevettato cubi in alluminio verniciato, tenuti insieme dalle fascette verdi di elettricista. Diventano librerie e pensili: tutti progettati rispettando i numeri della serie di Fibonacci.
Colta ed easy, attenta all’ecologia e al riuso, divertita e pragmatica, questa nuova generazione di designer può sorprendere. Il perugino Daniele Mariani usa camere d’aria e pneumatici e ne fa tessuti per borse ed accessori, senza usare colla né ganci. Le bassanesi Zuri sfornano raffinati gioielli in carta e cartone. La polacca Noga Ravin usa calzini e felpe e li trasforma in bambole-coniglio, dove la testa è un gran nodo. Disegna e stampa pattern molto anni ’60, la computer artist foggiana Pit Pop, destinandoli a cuscini, tappeti e tende. Mentre il veneziano Giorgio Barera attinge ai decori barocchi veneziani mixandoli con motivi pop vintage.
Nel frattempo continuano gli approfondimenti. Oggi (ore 11.30) da segnalare il talk sul patrimonio con, tra gli altri, Gabriella Belli (Musei civici veneziani) e Cesare De Michelis (Marsilio). Alle ore 18, invece, sul libro di Martin Angioni “La mia triennale, cronache di una ribellione”, dialogo tra il sociologo Aldo Bonomi e Davide Rampello, art-director del Padiglione Italia all’Expo Milano.
Domani, invece, giorno di chiusura, alle ore 15, si confronteranno Cristiana Collu (direttrice del Mart) e gli imprenditori Giovanni Bonotto, Gino Seguso e Alessandro Favaretto Rubelli.

Corriere del Veneto

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