«Sfido Amazon facendo il libraio»

«La Toletta? E’ un paradosso. I clienti più navigati ti dicono: “E’ la libreria più fornita d’Italia”. Sbagliato: è la libreria meno fornita. Dovremmo avere il doppio di titoli. Ma abbiamo gli editori che altri non hanno, con i loro stock di catalogo». Giovanni Pelizzato svela uno dei segreti della più famosa libreria veneziana. Uno di quei segreti che la tengono viva, a 80 anni dalla sua apertura.
Terza generazione, quella di Giovanni, 47 anni, una laurea in economia e la passione per i libri. Come quella che aveva suo padre Maurizio: «un giorno, avevo solo 13 anni, mi ha lasciato gestire qualche ora il negozio. E’ stata la mia prima volta e un discreto successo».
Un padre scomparso giovane, ma con molti progetti nel cassetto. Lui a sua volta aveva ereditato la libreria da Angelo, classe 1903, inquieto comunista della prima ora, in fuga dai fascisti, autodidatta. Quell’Angelo che raccoglieva e divorava libri e un giorno ha pensato di mettersi in Calle de la Mandola a venderne un po’. E di acquistarne altri, soprattutto scolastici.
«C’era molta concorrenza allora – racconta il nipote – Il suo segreto? Valutava bene l’usato, meglio degli altri». La voce si era sparsa e il business gli andava bene. Così, nel ’33 decise il salto: «aprì la Toletta, proprio dove ci sono ora le prime due porte-vetrine».
Ora il brindisi è previsto per il 5 dicembre e sarà una festa per la città: durante tutto il giorno scrittori e gente comune si aggireranno tra gli scaffali e alla sera apertura straordinaria fino alle 23. E ce n’è da festeggiare. I segreti custoditi dai Pelizzato hanno fatto resistere l’impresa libraia per tutti questi anni, restando indipendente, senza grandi marchi né franchising. Ce l’ha fatta, schivando trappole e crisi, compreso il successo-delusione della Mondadori in Calle Vallaresso. E ora la grande crisi.
Eppure, nonostante la moria di librerie, in particolare nel centro storico, la Toletta guarda avanti. Custodisce altri segreti, evidentemente: «Uno è la politica di sconti, molto forti, anche del 40%, per cui ci conoscono tutti. Un’intuizione di mio padre fin dagli anni ’70». E poi innovare: «Pensare la libreria come spazio culturale, ad esempio – continua Pelizzato – Per questo trasformeremo l’attuale spazio di arte e architettura in un caffé letterario, trasferendoci la parte di saggistica e narrativa internazionale che è un settore in grande crescita».
Non sembra temere il nuovo la Toletta. Neanche internet: «Molti credono che l’e-book sia il primo nemico, ma potrebbe persino essere un alleato – continua Pelizzato – Altro discorso è l’ecommerce, ma il suo vantaggio è anche un limite. Io sfido Amazon facendo il libraio». E cosa sia un libraio oggi è presto detto: «E’ chi riesce a far uscire un cliente con un libro, anche se ne aveva chiesto un altro. E, magari, riesce a venderne altre due o tre copie ad altri che stavano ascoltando. D’altro canto, è un bravo libraio quello che legge soprattutto i libri che i clienti-lettori gli consigliano».
Insomma, anno dopo anno, la Toletta ha macinato storia. In cifre oggi sono tra i 16 e i 18 mila titoli, 55.211 volumi, 180 mq, 2 punti vendita, 6 dipendenti oltre al titolare e una piccola casa editrice, che dal 2008 ha raccolto 150 titoli in catalogo e il sogno di pubblicare narrativa.
Un dispiacere? «Aver dovuto chiudere lo spazio per bambini: era una vera novità e un luogo pieno di energia. Ma i costi erano davvero proibitivi». Il visitatore più contento? «Roberto Calasso, il direttore di Adelphi, mi ha detto che qui ha scoperto di avere la più bella vetrina d’Italia». E quello più difficile? «Aldo Busi: voleva un’intera parete dedicata al suo libro».
Quale sia il destino della Toletta non lo sa Giovanni Pelizzato, «è un mestiere tanto impegnativo e poco redditizio. Osservo Chiara, la mia nipotina: ha dieci anni e già la vedo che si aggira tra gli scaffali con disinvoltura. Chissà».

Corriere del Veneto

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