Il ciclista col cinema in testa

dicembre 5, 2013

Del cinema Bevilacqua sono davvero in pochi ormai a ricordarsi a Mestre e così pure del proprietario, il ciclista «con il cinema in testa». Classe 1918, nato a Santa Maria di Sala, campione del mondo su pista nel 1950 e nel 1951, un giorno Toni Bevilacqua aveva deciso che Zelarino, allora anonima periferia tra città e campagna, fosse un ottimo posto dove aprire un cinema. E così è stato.
A ricostruire ora la storia di quella sala scomparsa (là dove ora c’è solo un supermercato) e la biografia sfortunata del suo celebre proprietario, c’ha pensato l’associazione Settimo Binario, un gruppo di giovani appassionati di cinema, che proprio a Zelarino hanno la loro sede. «Avevamo una storia sotto casa: doveva essere raccontata» spiegano Filippo Baracchi e Cecilia Irene Massaggia. Ne è uscito un docu-film (“Il cinema Bevilacqua”, appunto) interamente autoprodotto che, dopo il successo dell’anteprima a Mirano, sarà proiettato a Mestre lunedì 9 dicembre alle 20.30, al Dante di via Sernaglia.
Quella del Bevilacqua è una pagina di storia del Veneto. Gli anni ’60 e la voglia di cinema, ovunque.
E tra i ’70 e gli ’80 la crisi delle sale di periferia, strette dalla concorrenza dei colossi, ma vissute come centri culturali: le assemblee, i “Cineforum” del circolo Pasolini e i corsi di musica dell’Arci. Un luogo a suo modo vivace, ma sempre più insostenibile economicamente.
«Alla fine, non è solo un film su qualcosa che non c’è più – dice Cecilia – Ci interroga sull’oggi: come fare cultura indipendente? che ruolo hanno le associazioni in città?». Filippo aggiunge: «Ci piacerebbe proiettare il film nei cinema d’essai che sopravvivono in giro per il Veneto». Non a caso la prossima tappa sarà all’Eden di Treviso.
Intanto il loro film un punto l’ha messo a segno: aver riscoperto un eroe veneto d’altri tempi. Toni Bevilacqua pedalava forse sgraziato, ma era forte e determinato. In ombra sotto la leggenda di Bartali e Coppi, costretto a fermarsi per anni durante la guerra, ma curioso e sorprendente. Lo si vede in una foto dopo una tappa vinta della Parigi – Roubaix: sceso dalla bici, ha invitato il suo avversario a ballare, tra lo sconcerto di tutti. Partigiano, appassionato di cinema, non ha sorpreso nessuno alla fine degli anni ’50 la sua decisione di aprire quel posto a Zelarino.
E’ morto a soli 54 anni Bevilacqua. Come? Pedalando. Stava allenando due giovani ciclisti. A Martellago ha urtato accidentalmente una ragazza ferma sul bordo strada, è caduto e ha battuto la testa. Fine amara di un campione. E inizio di una stagione difficile per la sua sala di seconda visione, dove la gente ci entrava per passare anche l’intero pomeriggio e godersi con un solo biglietto due pellicole.
Gli stessi figli, nel film, sembrano rimettere insieme per la prima volta i pezzi di una storia che appare lontanissima. E così i ragazzi di Settimo Binario finiscono per incrociare nel loro quartiere ricordi privati e memoria collettiva.

Corriere del Veneto

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