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La piccola Soho

Un regalo dimenticato, una foto da stampare, un’occhiata al nuovo pezzo di design, un’ultima chiacchiera sulle virtù del tè giallo Huang shan mao feng o una cotonata d’urgenza: nessun problema. Stasera almeno trenta negozi a San Barnaba resteranno aperti fino alle 21.30 e si replicherà venerdì prossimo, il 20. Complice è il Natale: «Così la calle resterà illuminata, offriremo panettone e vin brulé – racconta Alessandro l’ottico – E terremo le porte aperte, come simbolo e provocazione gentile».Alessandro è uno di quelli che ha buttato l’idea agli altri. E’ nata così, una chiacchiera alla porta e presentandosi ai vicini, la proposta di animare Calle Lunga San Barnaba con qualcosa di semplice. Da là il passaparola: così hanno aderito anche quelli in campo, altri verso Ca’ Rezzonico, giù ai Pugni e dall’altra parte direzione Ca’ Foscari.
Strana zona, questa. Stretta tra il palcoscenico di San Margherita e il sotoportego che si dirige all’Accademia, San Barnaba sembra quasi un limbo. «E’ sempre stata una zona buia, calli strette e cupe – racconta Lucia la restauratrice, che qui ci vive da sempre – Eppure nel giro di poco tempo sono stati aperti negozi e atelier». Lei stessa è qui da tre anni, in un luogo storico, il corniciaio Canestrelli famoso fin dal 1952. Un suo pezzo forte invece è lo specchio convesso, «detto Occhio di strega, famoso fin dal ‘400», spiega ridendo.
Altri pure hanno inaugurato da poco. Stasera, con l’occasione, si festeggia il primo anniversario di Simona ed Evelina, un piccolo shop/laboratorio ai piedi del ponte verso Ca’ Foscari. Pugliese la prima e veneziana la seconda, le due fanno gioielli di vetro, lavorazione a lume. Hanno vinto l’anno scorso il premio della rivista “Ottagono” e sprizzano entusiasmo. E così un po’ hanno contagiato anche gli altri. O meglio, “le altre”: l’80% delle attività sono gestite da donne a San Barnaba (e infatti è già stata battezzata «ea cae de’ fie»).
Anche Alessandro l’ottico ha aperto da poco. E così stasera ci sarà un brindisi di pre-vernice anche per lui. Da un anno è arrivata anche Dominique che fa corsetti da mille e una notte e di fronte Elena ha cominciato a gestire il Fujiyama col suo patio che in primavera si riempie di fiori e di iniziative. Da tre, invece, Lauretta cuce e inventa borse ed accessori di stoffa, ogni tanto ospita gli studenti di moda dello Iuav mettendogli in mano forbice e singer.
Gli ultimi arrivati in quella calle è l’atelier di Luana la pittrice e più in fondo verso l’Avogaria la raffinata libreria-atelier Bruno. E’ un mondo pieno di ristorantini, antiquari e libri antichi, il design di Madera e Angelo il parrucchiere, gli alimentari bio e l’oriental shop, i gioielli e i regali in legno. Eppure, la piccola Soho di Venezia, non ha una luminaria a Natale: «ma questo è solo l’inizio: abbiamo aperta una pagina facebook – dice Alessandro – vorremmo fare un’associazione e delle iniziative assieme e farci conoscere ai turisti e alla città».

Corriere del Veneto

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