I notturni di Goldin

dicembre 24, 2013

La notte pulsa vita: il fragore delle onde nere, il baluginare delle luci, la luna quando c’è, i rumori attutiti, il pulviscolo di stelle. E’ anche l’ora del viaggio. Soprattutto quando è molto lungo, come quello della regina Hethepheres che ha portato con sé, come si usava, l’intero corredo funebre. Tutto questo prenderà forma a Vicenza, esattamente fra un anno, la notte di Natale in Basilica Palladiana. E’ la prossima mostra firmata da Marco Goldin, la terza nella città veneta.
Se una notte nel tempo. Van Gogh e Tutankhamen, grazie a un’ottantina di opere, ruoterà attorno a due poli, come già preannuncia il titolo: la notte come fenomeno sacro della partenza per gli antichi egizi e la straziante geografia sentimentale del pittore olandese. Entrambi accomunati dalla percezione che il crepitio del buio abbia una matrice vibrante.
L’esposizione è prevista aperta fino al 2 giugno 2015 e già si preannuncia come un gran evento. «Innanzitutto perché farà della città una capitale della cultura», gongola il sindaco Achille Variati. Poi il tema inusuale: Goldin ci prova dopo aver incubato l’idea per cinque anni e dopo essersi misurato da vicino con una scomparsa dolorosa (quella del padre) o, come dice lui, «dallo sfregamento ruvidissimo con la vita, per raccontare in un altro modo un’assenza».
Dunque: «tutti i possibili colori della notte: nella luce del crepuscolo, di una prima sera che viene, di un’alba che si presenta». Goldin costruirà un sorprendente cammino. Si entrerà nell’oscurità degli egizi, una notte abitata di bios non visibile, accompagnato dal corredo funerario, compreso il letto con la testiera decorata a fiori e animali, una poltrona da riposo e un baule intagliato. E poi la splendida testa di Tutankhamen, col suo celebre sorriso enigmatico, fino ai ritratti di Fayum, tavolette che ritraevano gente comune e che venivano lasciate accanto a mummie e sudari.
Poi l’ingresso nelle rappresentazioni moderne del notturno. La pittura veneta e lombarda dei Tiziano (con una Santa Teresa in meditazione), Lotto, Tintoretto, Savoldo e Caravaggio (tra cui L’estasi di San Francesco) e i fiamminghi Rubens e Elsheimer. Il ‘600 di De La Tour, El Greco, Zurbaran, Rembrandt. Il ‘700 di Canaletto e Guardi. E così la furia romantica dei tramonti incandescenti di Church, i languori di Corot, le sferzate di Friedrich. Le svolte impressioniste e l’architrave di Van Gogh, che regalerà alla mostra dieci opere e l’immagine-logo, quel suo “Sentiero di notte in Provenza” del 1890, struggente immersione nelle sue icone di grano, corvi, una stella viva come il sole e una luna battente, l’enorme cipresso.
Da lì si entra nel ‘900, trascinandoci nella solitudine degli empori vuoti di Hopper, le campiture di Rothko, le fibrillazioni di Bacon fino alla poetica malinconica di Andrew Wyeth, del quale Goldin porterà Due accanto al mare.
«Per Vicenza è l’occasione per fare il salto verso una città europea», sottolinea il sindaco. Sarà un banco di prova. In città si aspetta Monet (dal 22 febbraio al 4 maggio) che a Verona ha superato i 100 mila spettatori e si colloca al vertice delle mostre più viste nel paese (le prenotazioni a Vicenza sono già a quota 50 mila) e intanto si prova a manovrare da soli. Quella sulla notte si affranca infatti dalla partnership con la città scaligera e fa muovere per la prima volta la Fondazione Teatro Comunale nell’ambito delle attività espositive, testando anche anche un nuovo impianto di finanziamento.
A fronte di un investimento di circa 4 milioni di euro, un quarto lo metterà la Fondazione Teatro (oltre a 50 mila euro di allestimenti) grazie al contributo di 1,1 milioni che riceverà in due tranche da Cariverona. Il resto è la stessa Linea d’ombra di Marco Goldin che se ne farà carico, scommettendo sul successo di pubblico. L’obiettivo, spiega il vicesindaco Jacopo Bulgarini d’Elci, è di «dotare la città di una grande infrastruttura culturale».

Corriere del Veneto

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