L’elettronica è faccenda da donne

«Annusavamo fiori di fibra ottica», direbbero le Electronic Girls citando la loro pièce teatrale sulle pioniere della musica al sintetizzatore. La crew di musiciste veneziane compie quattro anni. Considerate tra le migliori esperienze in circolazione, raccontano una scena, quella dell’elettronica al femminile, che a Nordest si presenta vivace anche se non facile per chi ci vuole entrare.
Curiose, colte, per nulla intimorite dai colleghi maschi, creative anche quando mettono in piedi un’impresa, il manipolo di musiciste nordestine vive l’elettronica come «un paesaggio abitato da tutte le sonorità del quotidiano, compresi i bip della cassa al supermercato», sorride Chironomia.
Lei, LeCri e Johann Merrich sono il nucleo delle Electronic Girls. Arrivare ai quattro anni non è da poco. Stasera li festeggiano con un live a Venezia, nel Centro Espositivo Sloveno A+A e nel vicino Palazzo Malipiero (a S.Samuele), invitando due musiciste internazionali con cui stanno collaborando, la francese Kalalunatic e la turca Basak Günak.
Le Girls sono una netlabel, vale a dire un’etichetta di produzione on line, e un collettivo a geometria variabile. Il là lo ha dato Johann Merrich, indagando una genealogia dell’elettronica tutta al femminile: un viaggio sorprendente diventato un blog, un libro (Le pioniere della musica elettronica, Ed.Auditorium, 2012) e poi la pièce teatrale. «Ad un certo punto bisognava mettersi alla prova, affrontare il pubblico», racconta Johann alias Giulia.
Una ventina di collaborazioni e due release, le raccolte di brani, una uscirà proprio domani. «Tutto è on-line e creative commons – spiega La Cri – Tecnologia piuttosto low e si evitano i posti più commerciali». A Venezia ad esempio i luoghi d’arte sembrano calamite: gallerie, opening di mostre, Biennali e Docks (come quelli a Marghera).
«Non sarà Berlino o Bruxelles, ma a Nordest c’è una bella pluralità di esperienze», sottolinea Alice, conosciuta come Oceanicmood. E’ sua l’idea di Cipria. Siamo a Padova: clubbing al femminile e itinerante in città, stasera festeggia il primo anno al circolo Arci Mame di via Sarpi. Cipria strizza l’occhio ad un mood stiloso e patinato, ma «l’obiettivo è far ballare chi va ai concerti». Il pubblico? «Un terzo donne, un terzo hipster e un terzo clubber».
Ma come hanno cominciato a fare le dj? Ognuna ha la sua storia. Prendiamo le tre Electronic Girls: se Johann Merrich ha un fratello che aggiustava sintetizzatori analogici, Chironomia alias Marta un giorno ha pensato di microfonare il theremin. La prima fa la ghost writer, la seconda è musicoterapeuta. La terza, LeCri, fa progetti educativi con i minori. C’è chi suona e basta e chi pure compone, «e le trascrizioni nell’elettronica bisognerebbe codificarle – spiega Chironomia – C’è chi si annota solo come regolare potenziometro, chi scrive ogni dettaglio».
In giro per il Veneto le più gettonate si contano in due mani. E quasi tutte trentenni. Le ventenni fanno ancora difficoltà ad avvicinarsi. «In tre anni di lavoro nella sala prove Monteverdi di Mestre solo due ragazze mi hanno chiesto aiuto, una per comprare una drum machine e l’altra per un software, mentre sono più protagoniste in altri generi musicali», racconta B.E.A. Anche lei è una di quelle dj che tessono mille progetti con altre e ama sperimentare live set con visual artists. «E’ un po’ paradossale – riflette – è la generazione con più tecnologia a disposizione e che potrebbe sentirsi più libera dagli stereotipi di genere».
«Forse sono scoraggiate. All’inizio è sempre difficile, sei sottovalutata come dj e come musicista, finché non ti vedono dietro la console. Allora si ricredono»: Lady Volkan, ovvero Vale, vive a Moena ed è da 5 anni con i vinili in mano. Assieme a Sara Le Viol ha formato le Killer Tits, andando a suonare ai clubbing più underground in giro per la regione fino a Praga.
La più giovane che si è fatta notare nel giro nordestino è Mabbasta Monki. Ventiseienne, di Bassano del Grappa, si è formata nei rave party tra le montagne che ha alle spalle e preferisce l’underground techno nei suoi set. «Le macchine sembrano rimaste riservate ai ragazzi, come truccare il motorino – dice – Quando ti presenti ti guardano un po’ storta, poi ti ascoltano, sentono che ne sai tanto quanto. E ti portano rispetto».

Cult/VeneziePost.it

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