Maduro e la sfida di un paese scosso

gennaio 16, 2014

Tira un’aria sconosciuta a Miraflores, il palazzo presidenziale di Caracas. Il primo colpo di scena a metà dicembre: il presidente Nicolas Maduro si riunisce con tutti i sindaci di opposizione. Cinque lunghe ore di confronto, senza peli sulla lingua, dalla criminalità al welfare. Mai visto prima. Poi, l’8 gennaio, un incontro con tutti i governatori e i sindaci per mettere a punto nel giro di un mese un piano di sicurezza nazionale. Anzi: di «pacificazione nazionale», così l’ha definita il Presidente, come se tutto il paese avesse bisogno di abbassare le grida e di togliere pistole nelle strade.
In quest’ultima occasione si è visto il suo ex-sfidante e governatore dello stato di Miranda, Henrique Capriles, stringergli la mano, nonostante abbia sempre dichiarato di non riconoscere la validità delle ultime elezioni presidenziali. Nell’aprile scorso, infatti solo una manciata contestatissima di voti ha permesso all’ex-delfino di Hugo Chavez di entrare a Palacio Miraflores.
Non solo. L’anno si è aperto con la decisione clamorosa di tutti i ministri di consegnare nelle mani del presidente il loro mandato. Maduro ha proceduto a rimescolare gli incarichi, sostituendo ben sette ministri, compresi i dicasteri di industria e lavoro. Nonostante l’opposizione l’abbia definita solo un «progetto di riciclaggio», non si era mai assistito a un terremoto di simili proporzioni.
Cosa sta succedendo a Caracas? Maduro si sente in difficoltà. Sente la pressione popolare sotto l’effetto di un’inflazione al 56%, una situazione monetaria terremotata, la rete commerciale quasi fuori uso, dove molti prodotti arrivano a singhiozzo, a cominciare dalla carta igienica.
Ma è stato l’omicidio dell’attrice televisiva ed ex-miss universo Monica Spear e di suo marito a segnare il passo. Il 6 gennaio i due erano sull’autostrada alle spalle di Puerto Cabello, che da sempre ha una loschissima fama. Sono stati assaltati da sette persone, di cui due minori: volevano il fuoristrada, peraltro neanche di lusso. Un agguato feroce, che ha freddato la coppia e ferito la loro figlia di cinque anni. E ha suscitato un’ondata di sdegno. «Maya dice che i genitori sono rimasti addormentati e sono andati in cielo», ha twittato in questi giorni il padre della miss, Rafael Spear.
Il Venezuela si è riconosciuto in un melodramma: «Quel massacro ci ha dato uno schiaffo, dobbiamo reagire», sono state le prime parole di un presidente apparso davvero scosso. Nel paese dove l’elezione di Miss Universo è un rito quasi religioso, per cui tutti si fermano davanti alla tivù, lo shock è stato enorme.
Nonostante i governi chavisti abbiano sempre minimizzato la questione della sicurezza, gli agguati e le sparatorie sono all’ordine del giorno e non solo nei quartieri più periferici, negli infiniti barrios sui monti che circondano la città. Non c’è persona a Caracas che non racconti di aver assistito ad un agguato o di non esserne stata vittima. Fatto sta che, nonostante le ultime statistiche ufficiali risalgano al 2003, ong e associazioni di vicinato, giornalisti e università, hanno monitorato la situazione in modo indipendente. La più importante, l’Osservatorio venezuelano sulla violenza, diretto da Roberto Briceño Leon, ha calcolato che nel 2013 si siano registrati 24.763 omicidi, 79 morti ogni 100 mila abitanti.
Una mattanza che pone il Venezuela tra i primi cinque paesi più violenti al mondo. «La paura fa ritirare la gente – dicono all’Osservatorio – inibisce a realizzare molte attività, restringe il numero di luoghi frequentati e gli orari di vita: insomma si perde una parte della propria libertà».
Un mese di tempo si è dato Maduro per mettere a punto con tutti, compresa l’odiata opposizione, un grande piano per la sicurezza. «Ma questo significa in primo luogo migliorare il sistema penitenziario e di giustizia e puntare su tutto il sistema educativo», ha dichiarato Capriles, che per i prossimi giorni vedrà il Ministro di Interni e giustizia. Anche questo, un gesto mai visto prima.
E’ come se il Venezuela si fosse scosso dal torpore e dalla furia dello scontro tra due fazioni. Il 2014 peraltro sarà un anno senza appuntamenti elettorali. E anche questo è quasi una novità. E’ pure il banco di prova di un presidente eletto da otto mesi, dopo la scomparsa del comandante Chavez e che dal novembre scorso ha ottenuto dal parlamento il potere di decretare con grande discrezionalità: poteri speciali che ora dovrà dimostrare di saper gestire.

Lettera43

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: