Interni borghesi.

febbraio 1, 2014

Vermeer non è il solo ad appassionarsi alle ragazze con gli orecchini. Prendete ad esempio la “Donna che scrive una lettera” di Gerard ter Borch. La giovane, con vestito rosato, le spalle leggermente scoperte, è intenta a scrivere seduta ad un tavolo e sul fondo campeggia un letto a baldacchino. La si vede di profilo, il suo orecchino sostenuto da un fiocco azzurro che risalta sulla carnagione chiarissima e sui capelli biondi raccolti. Tra i tanti dettagli disseminati da ter Borch si nota il foglio su cui lei scrive, perché è piegato e ha già un testo. Forse lo corregge. Magari è una lettera d’amore, chi lo sa.
La maestria del pittore ci offre una scena semplice e ricca di riferimenti. Tra questi sarebbe bene non sottovalutare il fatto che in quel periodo l’Olanda ha il più alto tasso di alfabetizzazione femminile d’Europa: il che spiega molte cose.
Così entriamo nella quarta sezione della mostra bolognese. Un omaggio ai grandi, innanzitutto. E alla tradizione dei racconti epici e biblici, dove sfoggiano i virtuosismi tecnici e l’inventiva del plot. Se osservate il “Canto di lodi di Simeone” di Rembrandt del 1631 ritroverete tutta la perfezione della luce sulle figure sacre dentro un buio densissimo. Simeone riconosce il piccolo Cristo di fronte a due increduli Maria e Giuseppe, mentre la profetessa Anna benedice tutti. E là, in quell’unico punto di luce che si coagola mirabilmente la drammaturgia.
Lo spazio vira verso l’alto senza che riusciamo a distinguere la fine. E’ così anche con “Una chiesa cattolica immaginaria” di Emanuel de Witte: qui l’alto è quasi fuori scala, uno slancio verso un eterno che spinge e attrae inesorabile.
E infine il Vermeer di “Diana e le sue ninfe” dipinto attorno al 1653. Forse il primo quadro della sua strepitosa carriera, questa tela sigla un elegantissimo tributo alla pittura storica. Se nel racconto mitico, Diana viene trasformata in orsa per la sua impudicizia, qui il pittore la coglie con un gruppo di ancelle in un’atmosfera di assoluto relax, quasi un contro canto rispetto alla tradizione.
Inizia con le pitture storiche e continuerà a lungo per dimostrare la sua maestria, Vermeer. Ma lui sarà l’internauta per eccellenza nel paesaggio domestico olandese. Perché è dentro la soglia delle porte di casa che qui si tesse una lunga e dettagliata cronaca ad olio su tela. I pittori raccontano seri, puntigliosi, implacabili e divertiti, aneddoti e metafore di interni borghesi e popolani.
Pieter de Hooch, ad esempio, è uno specialista di cortili. Una donna, in piedi, beve un bicchiere di birra. E’ una domestica stretta nel suo grembiule azzurro. Sta di fronte ad un gentiluomo seduto che fuma. Sulla destra una bambina porta un piccolo braciere per la pipa. Il gioco di ruoli delle tre figure muove con sorpresa la scena, proprio come dalla porta aperta ci ritroviamo in un altro cortile.
Avventori umili di un’osteria che ascoltano “il violinista” sono immortalati da Adriaen van Ostade, uno dei più prolifici della Golden Age. E’ di Nicolaes Maes invece “La vecchia merlettaia”, uno dei suoi soggetti preferiti, illuminata da un fascio di luce in una stanza buia.
Il trionfo di dettagli, di cui gli olandesi sono maestri, a volte si innesta sornione tra espliciti ammiccamenti e sottili ironie. Perfetto interprete in questo senso è Jan Steen. Nella “Ragazza che mangia ostriche” lo sguardo è lascivo e il messaggio sessuale, in una mano stringe un’ostrica e nell’altra un bel po’ di sale da metterci sopra. Steen ama il clima di sregolatezza, preferisce gli adulti politicamente scorretti e cerca ragazzini impertinenti.
Nella grande tela del 1665, “Al vecchio che canta il giovane fa eco”, siamo dentro una festa di movimenti, quasi si riescono a sentire le voci sormontarsi e le risate che fanno ondeggiare le teste. E’ il battesimo di un bimbo. Eppure: il berretto che si usa per l’occasione ce l’ha in testa il nonno che ghigna sotto lo sguardo di un pappagallo, mentre vicino gli è seduta una donna scollacciata con in mano un bicchiere teso al servitore. E poi: il padre del neonato (cui Steen dà il proprio volto) ride di gusto facendo fumare la pipa a un ragazzetto. Alla fine, è in questa architettura di sguardi che si fa l’Olanda.

Corriere del Veneto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: