Iuav: del contemporaneo. Intervista a Maria Luisa Frisa

A matter of memory. Una questione di memoria: così si chiama la mostra-esperimento organizzata da 15 studenti-artisti dell’ultimo anno alla triennale dello Iuav.(con la regia di Sara Berton). Lavori di un fine laboratorio condotto da Liliana Moro, che hanno tuttavia la forma, la struttura e la cura di una vera e propria esposizione. Un esperimento, perché si realizza fuori dalle porte dello Iuav, nel suggestivo Spazio Punch alla Giudecca, un’antica-birreria a due passi dal Mulino Stucky.
«La prima cosa importante è proprio questo incontro tra un’istituzione universitaria ed uno spazio indipendente, il che ha ben pochi precedenti». A parlarcene è Maria Luisa Frisa, direttrice del corso di laurea triennale in design della moda e arti multimediali. Critica d’arte e fashion curator, Frisa è tra l’altro presidente di MISA, l’associazione italiana degli studi di moda.
Quello fra Iuav e Punch è un incontro non casuale né contingente, sembra di capire.
«Infatti. Spazio Punch è molto conosciuto a Venezia per la qualità delle sue proposte espositive, sempre molto raffinate e indipendenti. I ragazzi ce l’hanno proposto e così è nato un vero e proprio percorso progettuale. A marzo, ad esempio, il Punch ospiterà un’altra nostra mostra, questa volta di moda: sarà un collection study. Lo spazio non solo è di grande fascino, ma ci permette di condividere esperienze, linguaggi e mescolare l’istituzionale con l’informale. Ma non dovrebbe essere proprio questo il senso di una università come lo Iuav?».
Questa è la chiave progettuale di tutto il suo corso. E’ anche un modo per esplorare e legarsi al territorio?
«Sì, è proprio così. Credo che il nostro obiettivo sia di indagare la complessità della cultura visuale contemporanea, dove si intrecciano e si innestano linguaggi d’arte, di moda, di architettura, di cinema. E’ proprio dentro questo magma culturale che noi siamo immersi. La nostra società, a cominciare dal mondo dell”impresa, ha bisogno di creativi, con sguardi lunghi, strumenti complessi. Insomma, in questo nuovo mondo spazzato dalla crisi si cercano disperatamente visioni e progetti».
E lo Iuav può reggere a una sfida simile?
«Ci proviamo, con laboratori tenuti da grandi artisti e percorsi multidisciplinari, che poi sono finestre aperte sul mondo. Qualcuno di quei ragazzi che oggi espongono diventerà veramente un artista, ma l’obiettivo è formare giovani capaci di affrontare le sfide immateriali e i temi sollevati dalla nostra realtà contemporanea. Il cuore batte nell’economia della conoscenza e della cultura».
Quale può essere un esempio di successo su questo fronte?
«Prendete Miuccia Prada: produce film, lancia call di curatela, lavora con architetti, insomma riscrive via via le frontiere stesse del definirsi moda. Ne viene fuori qualcos’altro, di più ricco, innovativo e complesso. E, ancora: pensate a quanto è cambiato il concetto di “bello” o di “buongusto”, di fronte alla necessità di fare i conti con altre culture, mercati e aspettative, come quelli orientali. Lo raccontava bene Valentino: l’anno scorso è andato in Cina a presentare la sua sfilata rossa. Tutti davano per moribonda l’alta moda, eppure il successo e le commesse che ha ricevuto hanno sopreso tutti».
E questa è la sfida anche per formare una nuova generazione di creativi?
«Ne sono convinta. Settori, temi e saperi si dovranno mischiare sempre di più anche all’interno dello Iuav. Disegnare una collezione di moda ha a che fare con tanti linguaggi e riferimenti, a cominciare dal corpo. In questo modo, possiamo puntare a formare non solo designer, ma tutto lo spettro di creativi che necessitano gli uffici stile delle maison. O, ancora, si formano curatori d’arte, ma anche tutte le figure ibride richieste dagli staff dei musei. E così via: architettura, moda, arte stanno uscendo letteralmente stravolte dal mutamento di scenario globale. Solo rimescolando le carte e gli immaginari possiamo essere all’altezza dei cambiamenti».

Cult/VeneziePost

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