Un museo d’arte islamica in laguna

febbraio 4, 2014

Venezia avrà un museo di arte e cultura islamica nel cuore di Rialto. L’annuncio è arrivato ieri da Doha, in Qatar, e lo ha dato il premier Enrico Letta. Ha usato molta cautela, ma il via libera c’è: «Abbiamo preso l’impegno di esplorare l’opportunità di costruire un museo islamico sul Canal Grande». Ha anche aggiunto che ora si aprirà una fase di «profonda valutazione».
Dopo poco lo ha confermato il sindaco della città lagunare Giorgio Orsoni, da Johannesburg dove si trova per i lavori della rete internazionale C-40 sulle smart cities. «Ci stiamo lavorando da un anno, lo abbiamo messo a fuoco in accordo con il ministero degli esteri e a Natale gli ambasciatori dei Paesi del Golfo sono venuti in città per discuterne e fare alcuni sopralluoghi».
Accompagnato dal suo braccio destro diplomatico, l’ambasciatore Armellini, il primo cittadino ha raccontato di aver valutato varie opzioni e di aver deciso poi di far cadere la scelta sull’ex-palazzo della Procura, in Pescheria a Rialto. L’obiettivo per Orsoni resta strategico: «portare le grandi istituzioni culturali di caratura internazionale a Venezia».
La notizia ha avuto subito una grande eco. I primi a reagire con un fuoco di fila sono stati dalla Lega Nord. Un’idea «stravagante» l’ha liquidata il governatore lombardo Roberto Maroni. E ad alzo zero le dichiarazioni del suo collega veneto, Luca Zaia: «Sono stupefatto che con tutti i problemi che ha l’Italia si possa anche solo lontanamente pensare a mettere soldi in un nuovo e inutile museo quando abbiamo l’intero settore dei beni culturali, e l’intera Venezia, a rischio». C’è persino che annuncia di essere pronto, come l’eurodeputato Lorenzo Fontana, a «piazzarsi giorno e notte davanti al cantiere: ostruiremo i lavori».
Di tutt’altro segno, le reazioni dal centrosinistra. Michele Mognato, deputato Pd, trova l’operazione di «grande interesse per la città». Per Beppe Caccia, consigliere comunale della lista “In Comune”, parla di «porta sempre aperta sull’oriente, ma non può però essere un progetto calato dall’alto, come un corpo estraneo, sulla città. Non si sente infatti il bisogno di una vetrina dorata per gli Emiri del Qatar e i loro affari, ma di un attivo polo di studio, ricerca, scambio».
Del progetto, tuttavia si sa ancora ben poco. Il sindaco ha precisato che «sarà non solo un museo, ma anche un centro culturale: abbiamo un progetto di fattibilità, ma aspettavamo il placet del governo e la verifica con gli investitori». Dunque sarà un comitato internazionale o una Fondazione che prenderà in mano l’iniziativa.
«Non c’è ancora in una scala di dettaglio per quanto riguarda gestione e programmazione», sottolinea Angela Vettese, l’assessore alla cultura, che aggiunge: «Sarà un centro aperto alla città, così come negli altri casi di investimenti stranieri, capace di aprire relazioni e fornire servizi. In questo vedo un ruolo da protagonista da parte della nostra Fondazione Musei Civici».
La direttrice di questi ultimi, Gabriella Belli, si dice peraltro «pronta e felice che la città possa vivere un’operazione simile: non solo perché qui si trovano radici profonde di quel mondo ma anche nuclei di opere davvero importanti». Un punto questo su cui concorda anche Cristina Tonghini, una delle più importanti esperte di archeologia e arte musulmane, docente a Ca’ Foscari: «In città ci sono collezioni piccole e quasi sconosciute di oggetti e manufatti di rara bellezza. Penso al tesoro di San Marco, agli oggetti presenti nel museo Correr o ai tappeti di San Rocco». Saranno riuniti? «Bisognerebbe capire dal progetto come si intende valorizzare questi patrimoni diffusi in città e in che modo interagiranno con collezioni temporanee o grandi lasciti d’arte islamica che sono stati raccolti in musei importanti, come quello nuovo e strepitoso di Doha».
Felicissimo si dichiara pure Claudio Scarpa, direttore dell’Ava, l’associazione albergatori: «Primo: perché fa parte della storia di questa città. Secondo perché si recupera uno spazio nuovo sul Canal Grande e non per fare l’ennesimo albergo».

Corriere del Veneto

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